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Natura, sport, arte, cultura, eventi, shopping, buona cucina e ottimi vini: il lago d'Iseo è tutto questo e ancora di più. Per aiutarvi a scoprire questo piccolo gioiello incastonato tra le prealpi orobiche, a metà strada tra Bergamo e Brescia, abbiamo deciso di proporvi una top ten di luoghi da visitare, per imparare a conoscere ed amare il nostro lago in tutte le stagioni.

 

1. Giro del Lago d'Iseo

veduta aerea del lago d'Iseo (foto by linoolmostudio.it)Partiamo da un piacevole itinerario lungo la litoranea che consente una prima conoscenza del lago d’Iseo. 67 km di emozioni e scorci mozzafiato da percorrere in bici, auto, moto o battello per scoprire tutti i borghi affacciati sul sebino con splendidi panorami tra natura e arte. Per l'itinerario in auto bastano poco meno di un paio d'ore, per la bici dalle 3 alle 4 ore, mentre nella stagione estiva è possibile assaporare il lago dal battello ma vi servirà mezza giornata.

 

2. Le Riserve Naturali

LA torbiere sconosciuto 33

Nonostante il lago d'iseo si estenda in una delle aree più popolose e produttive d'Italia, la natura ha ancora un ruolo predominante in questo territorio. Lungo del sponde del lago s'incontrano molte zone naturali e vi invitiamo a non perdere le tre riserve naturali:
Torbiere del Sebino - un piccolo paradiso naturalistico dove nidificano numerose specie di uccelli, da scoprire attraverso diversi percorsi circondati dalla tipica flora palustre e specchi d’acqua coperti di ninfee.
Piramidi di Zone - l’azione erosiva dell’acqua e quella protettiva di grandi massi di roccia hanno dato luogo ad alte colonne di terreno morenico conosciute come piramidi.
Valle del Freddo - situata ad un’altitudine tra i 350 e i 700 metri, presenta specie che normalmente si trovano tra i 1000 e 1500 m grazie all’emissione di aria gelida da alcune “buche del freddo”.

 

3.  Antica Strada Valeriana

LA anticavaleriana sbardolini 46

Sin dall'antichità, l’Antica Strada Valeriana rappresentava l'unico modo per raggiungere la Valcamonica via terra dal settore bresciano. Oggi è possibile ripercorrere il tratto tra Pilzone d'Iseo e Pisogne lungo le stesse rotte di merci, persone e pastori che guidavano gli armenti durante la transumanza, godendo di spettacolari paesaggi e una vista lago senza eguali.

 

4. Lovere, uno de "I Borghi più belli d'Italia"

LA loverepiazzaXIImartiri Olmo 26Lovere dal 2003 è annoverata nel prestigioso club de “I Borghi più belli d’Italia” per il suo notevole e ben conservato patrimonio artistico e architettonico. Fra i must-see della cittadina, definita “il luogo più romantico che abbia mai visto in vita mia” dalla scrittrice romantica inglese Lady Mary Wortley Montagu, vi sono la quattrocentesca Basilica di S. Maria in Valvendra, la ricca Galleria dell'Accademia Tadini con le opere Stele Tadini e Religione di Antonio Canova, l'imponente Torre Civica con il suggestivo percorso di risalita interna, il Santuario delle Sante loveresi Gerosa e Capitanio e il Porto Turistico, fra le più grandi e moderne strutture portuali sui laghi europei.

 

5. Monte Isola, l'isola lacustre abitata più grande d'Europa

 Monte Isola, l'isola lacustre abitata più grande d'EuropaMonte Isola, la montagna su un’isola, è uno de “I borghi più belli d’Italia” e l’isola lacustre abitata più grande d’Europa. Lungo le pendici e in riva al lago sono dislocati 11 centri abitati, pittoreschi e dal sapore antico, dove sono ben custodite arti e mestieri di un tempo. Raggiungendo la cima dell'isola, all'altezza del Santuario della Madonna della Ceriola, si può godere del panorama del lago a 360° e qui è d'obbligo scattare una foto da condividere sui social con l'hashtag #visitlakeiseo.

 

 

6. Orridi di Riva di Solto e Castro

LA orridi 51Sulla strada costiera del lago d’Iseo, a metà strada tra i caratteristici borghi di Riva di Solto e Castro, si ha lo spettacolo suggestivo degli orridi, imponenti rocce disposte a lastroni verticali a picco sull’acqua. In particolar modo l’orrido del Bogn in località Zorzino di Riva di Solto appare di una bellezza mozzafiato, con l’insenatura, le rocce a strapiombo e il lago cristallino, azzurro, che bagna la piccola spiaggia di sassi.

 

7. Sarnico e la Pinacoteca "Gianni Bellini"

LA sarnicopinacoteca FotoSanMarco 16

Tra la fine del lago d’Iseo e l’inizio della Valcalepio è situata la cittadina di Sarnico. Le ariose piazze, il lungolago, i negozi e le bellezze artistiche e naturalistiche circostanti, ne fanno un piacevole luogo di soggiorno. Nel cuore del centro storico è situata la Pinacoteca “Gianni Bellini”, uno stabile del XV sec. che ospita più di 150 opere donate alla collettività da Don Gianni Bellini. Ma Sarnico è nota anche per i Cantieri Nautici Riva e per le sue Ville in stile Liberty ad opera dell'architetto Sommaruga.

 

8. I borghi antichi di Iseo e Pisogne

LA pisognecentrostorico olmo 21

Iseo, cittadina sviluppata in riva al lago, conserva ancora oggi la conformazione dell’antico borgo medievale in cui spiccano Castello Oldofredi, la Pieve di Sant’Andrea e la centralissima Piazza Garibaldi. A pochi chilometri di distanza sorge Pisogne. La cittadina caratterizzata da un centro storico che si sviluppa attorno a Piazza Corna Pellegrini ospita la Chiesa di Santa Maria in Silvis e la Chiesa di santa Maria della Neve con affreschi del Romanino.

 

9. Romanico nel basso Sebino

LA tavernolaromanino foresti 20

Le colline che si affacciano sul Lago d’Iseo nascondono numerosi gioielli del Romanico: dalla Chiesa di San Michelone e San Pietro a Tavernola Bergamasca passando per il complesso di Sant’Alessandro in Canzanica di Adrara San Martino, alla Chiesa di San Giorgio in Credaro che ospita anche affreschi del Lotto.

 

10. Le Terme della Villa Romana di Predore

LA predoretermeromane Comune 13

Predore, piccolo borgo adagiato sulle rive del lago d'Iseo, ha nascosto per millecinquecento anni le rovine di un complesso termale del II-III secolo d.C. che, in epoca romana, doveva essere smagliante, ricco di mosaici e rappresentativo di una tecnica specializzata e poi perduta. Oggetto di un recente ed accurato restauro sono ora visitabili tutti i fine settimana.

 

E con le terme della Villa Romana si chiude la top ten che abbiamo pensato per voi, grazie alle nostre esperienze personali e ai consigli di chi ha visitato il lago.
Ora non vi resta che scoprirlo di persona e se vi va aspettiamo i vostri suggerimenti e consigli. Buon divertimento!

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Venerdì, 23 Dicembre 2016 09:34

Appartamento Rizzo dei Santi

Situato nel cuore del centro storico di Lovere, l'appartamento “Rizzo dei Santi” è il posto ideale per qualche giorno in tranquillità. La storia farà parte del vostro soggiorno. Al secondo piano di un antico palazzo, con cortile e logge a darvi il benvenuto, l'appartamento si trova a pochi metri dal lago e gode di una vista sulla monumentale Basilica di Santa Maria e sulle vicine montagne. Lago e montagne: la cornice ideale in ogni stagione, inverno compreso.
“Rizzo dei Santi” dispone di una camera matrimoniale (con possibilità di aggiungere un terzo letto), una nuovissima cucina fornita di ogni utensile, un bagno con lavatrice, biancheria, televisione e accesso a internet (WIFI). Gli ospiti hanno anche a disposizione un box auto al coperto. Non vi è nessun supplemento, ogni servizio è infatti incluso nella tariffa di soggiorno.

 

Fotografie e testi forniti dall' Appartamento Rizzo dei Santi

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Lunedì, 05 Dicembre 2016 11:09

Le 10 cose da fare a Natale, sul lago d'Iseo

 

Se questo post avesse un profumo, saprebbe quello di zenzero e cannella. Se avesse una colonna sonora, sarebbe quella di White Christmas cantata dalla morbida voce di Dean Martin. Immaginate tutto questo e immaginatelo sulle sponde del Lago d'Iseo, e verrete catapultati in un'atmosfera incantata.

La magia del Natale invade il Sebino già dai primi giorni di dicembre in un tripudio di luci, suoni, colori e sapori per tutti i gusti.


Sono tanti gli eventi che animano le sponde del lago in quello che è il periodo più affascinante dell'anno. Eccone alcuni:

- Natale con gusto. A Iseo torna l'appuntamento con i mercatini di Natale più gustosi che ci siano. Nei week end del 10 e 11 e 17 e 18 dicembre le vie e le piazze del centro storico e del lungolago vengono invase dai profumi e dai sapori delle feste, per accogliere turisti e visitatori alla ricerca di doni speciali.

nmatalcongusto

- Mercatino di Natale sul lungolago. Dall'8 all'11, dal 16 al 18, dal 23 al 26 dicembre e dal 30 dicembre al 1° gennaio, a Sarnico le tipiche casette in legno ospitano i migliori prodotti di artigianato ed enogastronomia di qualità.

- Mercatini di Natale. A Sale Marasino giovedì 8 dicembre, protagonisti gli espositori di prodotti tipici, artigianato locale e idee regalo. Con la partecipazione straordinaria di Babbo Natale con i suoi Elfi e Santa Lucia.

- Il villaggio e la fabbrica di Babbo Natale. l'11, il 17 e il 18 dicembre a Tavernola, tra vin brulè e caldarroste apre il villaggio incantato di Babbo Natale e la grotta dove incontrare il simpatico vecchietto. Tra storie narrate da elfi guardiani e la compagnia delle renne l'animazione continua in tutto il paese per un giorno di festa per piccoli e grandi sognatori.grotta

- A Solto Collina, torna il tradizionale Concerto di Natale della Banda della Collina. Sabato 17 dicembre alle 20.45 presso la Pieve di S. Maria Assunta, la musica natalizia e non solo riscaldano una serata all'insegna della tradizione.

- A Predore, ancora la musica, con il Concerto natalizio dei Cori di Predore. Sabato 17 dicembre alle 21.00 nella chiesa parrocchiale. Un'anticipazione al Natale con voci straordinarie.

- Il Presepio Vivente di Villongo. Oltre 250 comparse per una tradizione che rivive per il 20esimo anno e che va in scena per tutto il periodo natalizio grazie alla compagnia “Gli amici”. Sabato 24 dalle 21 alle 24, domenica 25 dalle 15.30 alle 19.00, domenica 1° gennaio, venerdì 6 gennaio, e domenica 8 dalle 14.30 alle 18.00.

prespio

- Pattinaggio sul ghiaccio. Esiste qualcosa di più incantevole delle linee disegnate dai pattini sul ghiaccio? Le linee disegnate dai pattini sul ghiaccio in riva al lago! Succede a Lovere al Porto Turistico, a Sarnico in piazza Besenzoni, a Iseo in piazza Salmister, a Sulzano in Piazza Teofilo Folengo e in piazza Camozzi a Grumello del Monte.

- "Il presepe nel cuore di Pisogne". A Pisogne, per il primo anno, l'amministrazione comunale organizza il concorso di presepi. Dal 12 dicembre al 6 gennaio, passeggiando per le vie del paese, nelle frazioni e sul lungolago, è possibile ammirare vere e proprie opere d'arte frutto della creatività di privati e associazioni. I visitatori sono chiamati a votare il presepio preferito e dopo l'Epifania verranno premiati i primi presepi maggiormente votati con buoni valore.

- Giochi e magie di luce. Dall'8 dicembre al 6 gennaio tornano la magia delle Luci di Natale a Sarnico con Christmas Light Design giochi e magie di luce e videoproiezioni in Piazza Umberto I. Da non perdere anche la suggestiva illuminazione artistico-scenografia di Piazza 13 Martiri a Lovere sul tema "bosco incantato" e i giochi di colori e luci su Palazzo Tadini e la Torre Civica.

luci


Ma l'atmosfera natalizia su lago d'Iseo non la si respira solo attraverso gli eventi, la si vive anche solo passeggiando nei meravigliosi borghi, restando incantati dai giochi di luce riflessi nell'acqua del lago, dall'accoglienza che questa terra saprà riservarvi.

Per saperne di più, seguici social @VisitLakeIseo e sul portale www.iseolake.info.

 

Per scoprire tutti gli eventi organizzati sul lago d'Iseo nel periodo natalizio e d'inizio anno nuovo clicca QUI.

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Sabato, 03 Dicembre 2016 14:05

Casa Rolly

Grazie alla favolosa posizione di questo appartamento con due camere da letto, puoi godere di una vista mozzafiato dalla grande terrazza che da sul Lago d’Iseo. L’appartamento offre due camere da letto per un massimo di 5 persone e una zona giorno-cucina. La cucina è ben equipaggiata con la lavastoviglie. Sono presenti internet e la tv satellitare. Si può godere del meraviglioso tramonto sul lago d’Iseo e si è molto vicino a tutti i sevizi come ristoranti, bar, supermercati, ospedale, farmacia, chiesa e si è anche molto vicino al centro storico di Lovere. Il mercato locale che si svolge di sabato è a due passi. Il battello può portarvi a Montisola, la più grande isola lacustre d’Europa. Questo appartamento vi farà sentire come a casa vostra.

 

Fotografie e testi forniti da Appartamento Rolly

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Giovedì, 10 Novembre 2016 23:33

La necropoli romana di Lovere

Percorrendo le vie Martinoli e Gobetti che ora collegano l’Ospedale alla chiesa di Santa Maria in Valvendra, e che segnano il limite verso monte dell’antico abitato di Lovere, si costeggia l’area della necropoli romana.

L’area funeraria, una delle più importanti dell’Italia settentrionale, è il principale ritrovamento di epoca romana a Lovere, dove si dovette sviluppare un abitato in seguito alla conquista romana della Valcamonica nel 16 a.C. Se dell’abitato non sono stati rinvenuti resti significativi, grazie alla necropoli è possibile delineare lo sviluppo culturale e socio-economico della comunità che lì seppelliva i propri defunti.

Le vie Martinoli e Gobetti ricalcano un tratto dell’antico tracciato viario in uscita dal centro abitato verso la Valcamonica: le necropoli, infatti, si collocavano fuori dagli insediamenti.

Sono state finora portate alla luce almeno 215 sepolture, la maggior parte delle quali conservava il corredo, inteso come bagaglio personale per affrontare l’aldilà.

Il sepolcreto si caratterizza per l’ampio arco temporale di utilizzo, dal I agli inizi del V secolo d.C., e per la molteplicità di rari oggetti di prestigio in essa rinvenuti. Rivestono grande interesse i due corredi, unici per la loro preziosità, recuperati nel 1907 e ora esposti al Civico museo archeologico di Milano: il più noto è composto dal cosiddetto “tesoro di Scipio”, così chiamato per il nome presente sui manufatti preziosi e composto da argenterie, come la celebre “Coppa del Pescatore” lavorata a sbalzo e a bulino, e lussuosi manufatti in bronzo; l’altro è caratterizzato da monili in oro e pietre preziose.

Nella prima età imperiale a Lovere si praticava il rito incineratorio indiretto, consistente nella combustione della salma su una pira in un luogo separato da quello della sepoltura. Lo spazio cimiteriale era organizzato in recinti funerari in muratura, che delimitavano specifiche aree sepolcrali di pertinenza familiare o collegiale.

La persistenza nei corredi di I-inizi II secolo d.C. di oggetti tipici dei Camuni (come il bicchiere tipo Henkendellembecher di origine retica, caratterizzato da una depressione funzionale in corrispondenza dell’ansa) fa ipotizzare che gli antichi abitanti di Lovere appartenessero a tale popolo. In seguito alla conquista, la popolazione acquisì e rielaborò il pensiero e la cultura romana. Prove ne sono i manufatti tipici romani ritrovati: ceramiche fini da mensa e vasellame vitreo, monete e lucerne, ma anche oggetti d’ornamento o di abbigliamento personale, al passo con la nuova moda. Tra questi ultimi, accanto alle tipologie più diffuse, vi sono alcuni oggetti di particolare pregio come un pendaglio in oro a forma di crescente lunare e un ciondolo in vetro giallo decorato da uno scorpione, proveniente dall’area egiziana o siriaca.

A partire dalla metà/fine del III secolo d.C. la cremazione viene sostituita definitivamente dal rito inumatorio. I corredi di questo periodo sono composti, in media, da un numero inferiore di manufatti, per lo più vasellame in ceramica, e oggetti di ornamento. ‘Fossili guida’ dei corredi di IV e V secolo sono le ceramiche invetriate e le armille: di queste, a Lovere è documentata quasi esclusivamente la tipologia a “testa di serpe”, cosiddetta per la decorazione che caratterizza le parti terminali dei bracciali.

Dallo studio dei corredi e dalle analisi osteologiche si deduce che la maggior parte della popolazione appartenesse a un ceto medio dedito ad attività artigianali e agricole non eccessivamente pesanti. Ciò, unito alla disponibilità di cibo, permetteva di arrivare generalmente oltre i 40 anni di età, ad eccezione della mortalità che colpiva le fasce di 0-2 anni e 11-15 anni, in linea con le statistiche dell’epoca. I corredi di alcune sepolture attestano comunque la presenza di un ceto sociale alto, in grado di poter deporre nella propria sepoltura oggetti di valore e di prestigio, giunti attraverso traffici commerciali di ampio raggio.

 

Chiara Ficini


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Il Museo di Scienze Naturali di Lovere offre un’eccellente occasione per conoscere la grande ricchezza naturalistica del territorio camuno-sebino. Istituito dall’amministrazione comunale di Lovere nel 1996, è stato riconosciuto dalla Regione Lombardia nel 2004 come Collezione Museale ed è gestito dagli “Amici del Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere”, un’associazione di volontariato culturale. È intitolato ad Alessio Amighetti, il sacerdote naturalista che nell’Ottocento con la Gemma subalpina fece conoscere le bellezze naturalistiche del lago d’Iseo.

Raccoglie, conserva ed espone al pubblico reperti naturalistici con lo scopo di far conoscere il patrimonio naturalistico e storico del territorio e favorire lo sviluppo di una mentalità rispettosa delle risorse ambientali.

L’esposizione è articolata in diverse sezioni.

La collezione degli uccelli presenta oggi 221 esemplari. La parte più consistente è composta di volatili presenti in habitat diversi del territorio dell’Alto Sebino. A questi si è aggiunta anche l’Aquila reale. Di notevole interesse sono gli uccelli acquatici, presenti con le famiglie degli Anatidi e degli Ardeidi abitatori delle zone umide a nord del lago; i rapaci diurni della famiglia degli Accipitridi e dei Falconidi e i notturni della famiglia degli Strigidi; una coppia di Gallo cedrone rappresenta la famiglia dei Tetraonidi.

I mammiferi sono pochi e rappresentati da animali molto diversi per collocazione sistematica come, ad esempio, il cinghiale e il camoscio assieme a roditori e carnivori di piccola taglia.

La sezione di Entomologia presenta alcuni diorami tematici, raccolte di diversi Ordini degli Insetti e due collezioni di Lepidotteri (per lo più dell’area Sebino-Camuna come il Parco della Foce dell’Oglio e del monte Cala). Per ragioni di conservazione la maggior parte delle cassette sono osservabili su richiesta.

La cospicua collezione malacologica è composta da conchiglie di molluschi mediterranei classificati e rinominati seguendo la nomenclatura più aggiornata. Essa comprende conchiglie rappresentative di circa 400 specie di gasteropodi, 83 di bivalvi, 1 di scafopodi e 1 di cefalopodi. Ad essa si aggiungono alcuni esemplari di conchiglie oceaniche.

L’Erbario Generale (consultabile su richiesta) si compone di 2345 campioni essiccati. I campioni più vecchi (1979) provengono dall’Alta Val Salarno (Valle Camonica). La maggior parte degli altri provengono dall’area sebina; a questi si aggiungono diversi campioni provenienti dal territorio camuno (Pizzo Camino e dalla Val Baione), dal monte Tremalzo sul lago di Garda e della zona del Passo Salmurano, sulle Orobie.

La sezione dedicata alla mineralogia ospita una raccolta di circa 400 minerali appartenenti a otto famiglie mineralogiche provenienti dal territorio sebino, dalle Orobie e da località diverse del mondo. A questa si aggiungono una importante e cospicua collezione di “microcristalli” (circa 5000 campioni) osservabili in Museo con un microscopio stereo e una collezione di minerali pervenuta recentemente come donazione, da sistemare.

Per ragioni di spazio la Sezione di Geologia non può avvalersi di una sala ad essa dedicata, tuttavia la rappresenta una nutrita collezione litologica e una vetrina contenente alcuni reperti paleontologici (bivalvi, ammoniti e pesci fossili). A questo si aggiunge il materiale, debitamente risistemato, proveniente dalla collezione Curioni affidata al Museo dal Comune che l’ha ricevuta in deposito dall’Accademia Tadini.

Oltre alla sede espositiva in via Marconi, presso il Municipio, il Museo mette a disposizione una biblioteca e servizi informatici in piazza Vittorio Emanuele, nel centro di Lovere. Gli esperti del museo sono impegnati nella ricerca, nella classificazione di reperti, nella divulgazione scientifica; mantengono contatti con università ed enti di ricerca; forniscono consulenze alle amministrazioni locali, ma soprattutto promuovono attività divulgativa nelle scuole.

 

Aldo Avogadri

 

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Giovedì, 10 Novembre 2016 22:24

Galleria dell’Accademia di belle arti Tadini

Si deve al conte Luigi Tadini (1745-1829) la decisione di creare una fondazione che comprendesse le scuole di musica e di disegno – ancora attive – e di costruire un palazzo in riva al lago per esporre al pubblico le proprie raccolte d’arte, formate tra la fine del Sette e l’inizio dell’Ottocento. La visita alla Galleria dell’Accademia Tadini consente di fare esperienza di una collezione ottocentesca, in un costante intreccio tra arte e vita.

L’edificio fu costruito accanto all’antica residenza aristocratica affacciata sull’attuale piazza Garibaldi, lungo la nuova strada che collegava Bergamo e Lovere. I lavori furono avviati nel 1821 con la costruzione della cappella, quindi proseguirono con il palazzo e furono completati entro il 1827; l’anno successivo la Galleria apriva al pubblico. Allo scenografo teatrale Luigi Dell’Era si deve la decorazione dei soffitti e delle pareti, che aveva lo scopo di creare una cornice degna alla collezione.

La visita comincia dalla Cappella al centro del giardino, costruita per ospitare la Stele Tadini, una tra le ultime opere di Antonio Canova, scolpita tra il 1819 e il 1821 per onorare la memoria di Faustino, figlio del conte, prematuramente scomparso nel 1799. Lo scultore e il giovane Tadini si erano incontrati a Roma nel 1795; il giovane aveva celebrato le opere dello scultore in un volume, pubblicato nel 1796, e Canova in segno di gratitudine gli aveva donato il bozzetto in terracotta per la Religione destinata al monumento a Clemente XIII, tuttora conservato in Galleria. Anni dopo, il ricordo della scomparsa di Faustino fu rievocato con una solenne scultura in marmo che trasforma il tragico episodio in una delicata elegia.

La collezione d’arte è esposta al piano nobile dell’edificio. Dopo la scenografica Galleria delle Armi, il Gabinetto delle Antichità ospita la raccolta archeologica acquistata dal conte a Napoli nell’ultimo decennio del XVIII secolo. Le sale XXI e XXII sono dedicate alla preziosa raccolta di porcellane orientali (Cina e Giappone) e occidentali (Meissen, Napoli, Venezia, Parigi, Sèvres). Concludono il percorso la Biblioteca, con oltre 4600 volumi, che restituisce la varietà degli interessi di un nobile del Settecento, e uno scenografico balcone che consente di ammirare il paesaggio del lago.

Al centro del museo, la grande Sala destinata ai concerti e alle rappresentazioni teatrali, ospita, dal 1927, una prestigiosa stagione musicale con interpreti da tutta Europa. Seguono le sale dedicate all’esposizione dei dipinti.

Negli anni delle soppressioni delle istituzioni ecclesiastiche, Luigi Tadini acquistò dipinti provenienti da Crema, nel tentativo di fare del “Museo Tadiniano” una sorta di documento della storia della città. Approdarono così nella raccolta le pale d’altare di Paris Bordon (pala Manfron), Vincenzo Civerchio, Aurelio Gatti. Intorno al 1810 il conte spostò i propri interessi verso la pittura veneta: arrivano così capolavori come la trecentesca Madonna con il bambino di Jacobello di Bonomo, la Madonna con il Bambino di Iacopo Bellini, la Madonna con il Bambino e santi di Palma il Giovane, il Cristo morto di Piero della Vecchia. A questi si aggiungono opere di scuola veronese tra ‘400 e ‘500 - la Madonna con il Bambino di Francesco Benaglio, i Santi Francesco e Guglielmo di Domenico Brusasorci, la Fuga in Egitto di Felice Brusasorci, e significative testimonianze della cultura seicentesca lombarda come le due tele di Carlo Francesco Nuvolone.

Il secondo piano ospita il Museo dell’Ottocento, nato dalla donazione della raccolta di cimeli garibaldini di Giovanni Battista Zitti, in seguito arricchita da altre famiglie loveresi. La partecipazione locale alle vicende del Risorgimento italiano (tre dei Mille avevano origine loverese) e lo stretto rapporto tra vicende sociali e culturali rende le opere esposte un significativo documento per la storia del territorio. Di particolare importanza, oltre alla selezione dei ritratti ottocenteschi, le tre tele donate da Francesco Hayez ai nipoti Enrico e Carlotta Martinolli Banzolini, tra cui lo straordinario Ecce Homo, tra le ultime opere dell’artista.

Conclude il percorso una raccolta di arte moderna e contemporanea, che comprende una documentazione della cultura artistica italiana ed europea del secondo dopoguerra, fino ad anni recentissimi.

 

Marco Albertario

 

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Giovedì, 10 Novembre 2016 21:54

Il nucleo storico di Lovere

La visione di Lovere come borgo che si affaccia sul lago con la celebre Palazzata è frutto delle trasformazioni ottocentesche della città: per comprenderne la complessa e millenaria vicenda storica è necessario capovolgere il punto di vista e guardare l’abitato dalla collina.

 

L’abitato di Lovere trae origine da un primo nucleo che sorgeva sul Dos del Castello (noto anche come Colle del Lazzaretto), un rilievo gessoso oggi scomparso in seguito al suo sfruttamento come cava tra il XIX e il XX secolo, che occupava l’area dell’attuale piazzale Bonomelli. Questo sito vide un primo insediamento nel Neolitico Antico (VI millennio a.C.), ma si consolidò tra il tardo Neolitico e la prima età del Rame (a metà del IV millennio) sviluppandosi sino alla metà del III millennio. Si trattava di un importante centro dedito alla lavorazione dei metalli e ai commerci, essendo Lovere facilmente raggiungibile navigando sul lago; l’area ai piedi del colle, verso est, venne occupata da una necropoli che si è poi sviluppata sino al I secolo a.C., testimoniando la continuità della frequentazione. Rimangono tracce archeologiche di altri abitati antichi, sul Dos Pitigla verso Castro e sul Dos del Ranzinel nel territorio di Costa Volpino al confine con Lovere, mentre le indagini recenti hanno escluso un’origine preromana per il cosiddetto Castelliere.

All’inizio del I secolo d.C., con l’occupazione romana della Valle Camonica, probabilmente l’abitato di Dos del Castello si trasferì, o si ampliò, sul pianoro tra il Dos e il lago. In epoca romana Lovere era parte della Res Publica Camunnorum e inserita nel pagus dipendente da Rogno. Dell’abitato romano restano attualmente poche tracce: due are trovate sul colle di San Maurizio, forse pertinenti a un luogo di culto dedicato a Minerva (ora al Museo Archeologico di Bergamo) e la Necropoli. Di questa sono riemerse testimonianze lungo la via Valeriana che collegava Bergamo con Cividate Camuno, in particolare nella contrada del Bottazzuolo (attuale via Bertolotti) e in via Filippo Martinoli (aree degli attuali Ospedale e Oratorio). La necropoli – che conobbe una significativa espansione – rimase in uso almeno sino al V-VI secolo d.C.

Nell’epoca tardoantica, col decadere dei commerci e il diffondersi di un’economia di auto sussistenza, Lovere, stretta tra lago e montagna e priva di grandi risorse agricole, subì un periodo di decadenza; il centro amministrativo principale rimase Rogno dove fu fondata la pieve di Santo Stefano.

Nel periodo carolingio la Valle Camonica fu ceduta ai monaci di Tours, i quali edificarono diverse cappelle a servizio degli abitati. A Lovere furono probabilmente fondate due cappelle dipendenti dalla pieve di Rogno: quella di San Martino, tuttora esistente, ai margini meridionali della necropoli di via Martinoli, e quella di San Maurizio, nei pressi del confine tra la Valle Camonica e il bergamasco, sul sito dell’attuale convento dei Cappuccini.

Il pievatico di Rogno pervenne nel X secolo al vescovo di Brescia che probabilmente tra l’XI e il XII secolo diede in feudo Lovere e Corti a un ramo della famiglia Mozzo, già feudataria del vescovo di Bergamo in Sovere; costoro poi assunsero il nome di Celeri. Nel XII secolo i loro diritti su alcuni villaggi della Costa (Ceratello e Qualino) e in Volpino furono oggetto di un contenzioso con i Brusati, loro parenti e feudatari del vescovo di Brescia in Volpino. La contesa degenerò in un conflitto che coinvolse i comuni di Brescia e Bergamo per il predominio nell’area. Lovere fu certamente coinvolta tanto che nel XII secolo fu annessa politicamente al territorio bergamasco pur restando nella diocesi di Brescia. Nel frattempo l’abitato si era evoluto e a sud dell’attuale piazza Vittorio Emanuele II doveva essere stato edificato un castello, cioè una parte dell’abitato fortificato con fossati e palizzate di cui restano tracce nelle denominazioni delle contrade di Castello Vecchio e della Tomella (“tonimen”). Nel 1222 il comune di Bergamo, al fine di sancire definitivamente il suo controllo sull’abitato, si fece cedere dei diritti su questa fortificazione.

La posizione strategica di Lovere per il controllo militare e commerciale di ben tre vallate e del lago determinò una forte crescita economica e demografica, che probabilmente nel ’200 impose la realizzazione di nuove, più estese difese che includevano, tra l’altro, la nuova chiesa parrocchiale; demoliti il castello sul dosso omonimo, le mura e le porte, di questo intervento oggi è possibile osservare la torre detta degli Alghisi che difendeva l’accesso all’abitato da ovest.

Lo sviluppo delle attività metallurgiche, laniere e dei commerci portò alla formazione di nuovi borghi, fuori dalle fortificazioni, che nella seconda metà del ‘300, furono anch’essi difesi: di queste strutture difensive sono ancor oggi ben conservati e osservabili il fortilizio in località Reme, chiamato Dargone e oggi Torricella, con una torre tonda centrale, e la base della torre del porto, visibile in vicolo del Porto.

La nuova cerchia comprendeva le contrade del Porto, con l’edificio di rappresentanza della famiglia Celeri denominato torre Soca, del Bottazzuolo e il quartiere artigianale laniero di Moline. In quest’epoca sono inoltre testimoniate attività produttive all’esterno delle fortificazioni in contrada Foxio, nei pressi di Castro, dove il torrente Tinazzo si gettava nel lago.

L’ulteriore sviluppo delle attività artigianali e commerciali legate alla produzione dei panni di lana portò nel corso del ’400 e del ‘500 a un nuovo ampliamento urbanistico a est. Qui sorse un nuovo borgo e, a partire dal 1473, fu avviata l’edificazione di una grandiosa chiesa intitolata a Santa Maria in Valvendra, con l’attiguo convento affidato ai Francescani. Le risorse accumulate nelle attività economiche, nonostante una crescente crisi nel ‘600, consentirono alle famiglie più agiate di realizzare splendidi edifici come palazzo Bazzini.

Nella prima metà del Settecento, con la crisi definitiva del settore del lanificio, la popolazione diminuisce e molti opifici e abitazioni sono abbandonati. Ma già alla metà del secolo nella contrada Foxio, ai confini tra Lovere e Castro fu impiantata una fonderia di cannoni che a fine secolo divenne una fabbrica di falci. La nuova attività industriale metallurgica conobbe una crescita notevole, attirando a Lovere artigiani e operai e al loro seguito nuovi commerci. Grazie all’impegno di Giovanni Andrea Gregorini la crescita delle attività metallurgiche divenne inarrestabile. Gli edifici e l’abitato furono adeguati alle nuove esigenze residenziali dei ceti operai e impiegatizi, ma solo all’inizio del ’900 riprese il processo di crescita urbana che divenne impetuoso nel secondo dopoguerra.

Nel primo quarto dell’Ottocento, la radicale modifica del sistema di collegamento viario tra Bergamo e la Valle Camonica portò a tracciare una nuova strada che, invece di attraversare il centro storico, passava lungo la riva del lago. La principale conseguenza di questo intervento fu la definizione di un nuovo impianto urbano articolato su tre piazze: all’antico centro amministrativo (attuale piazza Vittorio Emanuele II) e alla piazza di Moline (piazza Garibaldi) si aggiunse la piazza del Porto, sede del mercato (attuale piazza XIII Martiri). Nell’ultimo quarto del secolo qui furono innalzati i monumenti ai protagonisti del Risorgimento – Vittorio Emanuele II, Garibaldi e i Caduti di tutte le guerre – opera di Daniele Capitanio e Giacomo Sozzi.

A Sud-Ovest, ai margini della nuova via di comunicazione, tra il 1821 e il 1826 fu edificato il palazzo dell’Accademia Tadini; lungo lo stesso asse viario si aggiunsero, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 una serie di imponenti residenze private in stile eclettico che ancora caratterizzano l’affaccio sul lungolago.

L’antico centro fu interessato a partire dagli stessi anni da una intensa attività di rinnovamento con la selciatura delle strade, l’allineamento delle facciate e il rinnovamento dei prospetti, arricchiti da ferri battuti, che hanno consegnato a Lovere quella garbata veste edilizia ottocentesca che tuttora la caratterizza e convive con le più antiche preesistenze.

 

Francesco Macario

 

Pubblicato in Centri abitati
Mercoledì, 09 Novembre 2016 23:35

Le case torri di Lovere

Le architetture medievali di Lovere sono certamente gli elementi di maggior suggestione che caratterizzano il centro con murature massicce. Tra XII e XIII secolo Lovere fu fortificata mediante una cortina muraria che cingeva il paese, un castello e case-torri sorte attorno alla piazza principale. Dislocate nelle contrade entro la cinta muraria vi erano strutture difensive imponenti, la maggior parte delle quali conservate nella contrada di Castel Vecchio, estesa dalla Torre Alghisi (in via Matteotti) fino all’attuale piazza Vittorio Emanuele II, che nel 1400 era sede amministrativa del comune e del podestà.

Questa contrada prese il nome dal Castello, datato all’inizio del XIII secolo, formato da tre torri collegate da muri di recinzione, di proprietà dei Celeri, nobile famiglia che discendeva dal casato ghibellino dei Federici della Valle Camonica. Una delle torri del castello era la Torre Civica (piazza Vittorio Emanuele II) risistemata nel XVI secolo e intonacata con un affresco (con data 1442) raffigurante il Leone di san Marco, simbolo della conquista veneziana. In seguito a un violento nubifragio nel 1900 la torre fu trasformata nel campanile comunale. Accanto ad essa si trova un palazzo rinascimentale, che riutilizzò gli antichi cantonali di epoca medievale.

Proseguendo verso via delle Rose (contrada di Castel Vecchio) si sono conservate alcune strutture fortificate: una casa torre in pietra calcarea, oggi inglobata in moderne abitazioni, e un edificio adiacente di cui si conserva una limitata porzione di muratura a vista. Nel vicolo della Piazzola restano due portali di epoca medievale, residui delle abitazioni antiche presenti nel centro del paese.

A chiusura della contrada verso ovest, lungo il tracciato principale dell’abitato (via Matteotti), si trova la Torre Alghisi, costruita tra XII e XIII secolo: questa struttura, a pianta quadrangolare, è costruita in grosse bozze calcaree spianate e lavorate a bugnato, definendo un prospetto omogeneo fino al secondo livello; i cantonali sono ben rifiniti e di dimensioni maggiori rispetto al paramento. Al primo livello un vano voltato con botola dà accesso ai piani superiori. L’ingresso originario era sul fronte est e oggi è coperto da un edificio addossato; sul fronte ovest si apre un accesso archivoltato, in origine protetto da una struttura lignea aggettante che poggiava sopra una cornice in pietra. La torre, dapprima dotata di un tetto a capanna nascosto alla vista da una muratura merlata, fu successivamente sopraelevata con un terzo livello, con una muratura in bozze calcaree grigio scuro a lavorazione più sommaria; le aperture ad arco ogivale con ghiera in laterizi risalgono al ‘300, quando i Celeri abbandonarono la contrada di Castel Vecchio per trasferirsi nella nuova rocca nella parte alta dell’abitato.

Nella contrada del Segradino (presso via Matteotti) rimangono a vista interessanti tracce di portali nel cortile dei Barboglio; mentre nella contrada della Zucca, all’estremità opposta della contrada di Castel Vecchio (via Vittorio Emanuele II), si erge la Torre Socha o Zucca. L’edificio fu costruito nel XII secolo e nel 1462 fu utilizzato come fondazione dell’abside della chiesa di S. Giorgio: tale operazione determinò l’abbassamento della torre e il cambio di funzione (da difensiva a commerciale), perché al piano terreno ne furono ricavati due ampi fondaci. La torre, a base quadrangolare, è in grossi blocchi squadrati di ceppo (che si estrae dalle vicine cave di Grè, lungo il lago in territorio di Castro) ben spianati o bugnati; al piano terra si aprono due ingressi gemelli con coronamento archiacuto, e una finestra rettangolare strombata, al primo piano vi sono finestre con ghiera in arenaria simili ai portali.

Sul fronte lago, nei pressi del porto (vicolo del Porto 15-17), si trovava la torre del Porto, con funzioni di avvistamento e difesa della zona nord del borgo: la muratura della torre, in grossi blocchi squadrati, è inglobata nelle moderne abitazioni ed è visibile nel sottoportico.

 

Federica Matteoni

 

Pubblicato in Edifici storici
Mercoledì, 09 Novembre 2016 22:37

Cappella di San Pietro

Inserita in un contesto di grande interesse dal punto di vista paesaggistico, una sorta di balcone naturale che si affaccia a sud sul lago, la Cappella di San Pietro rappresenta la più significativa testimonianza della pittura del Quattrocento a Lovere e documenta i rapporti commerciali con i territori dell’Impero.

 Sul Colle di San Maurizio, attraverso il quale transitava l’antica strada di accesso a Lovere, sono state ritrovate testimonianze dell’esistenza di un luogo di culto di età preromana e romana dedicato a Minerva. Nel 1430 è documentata una chiesa, affidata al Terz’Ordine francescano; al custode, fra’ Giovanni Celeri, viene attribuita la decisione di chiamare i frati dell’Osservanza, il cui insediamento è documentato nel 1448. Ai Francescani si devono la costruzione del convento e della chiesa. Quest’ultima, probabilmente ampliata nell’ultimo quarto del Quattrocento, era una semplice aula con cappelle laterali, coperta da tetto in legno, divisa in due parti da una parete (tramezzo) affrescata con episodi della Passione. Del complesso, soppresso nel 1805, nulla rimane: l’attuale edificio è il risultato di una ricostruzione avviata nel 1877.

La cappella di San Pietro, che sorge di fronte alla chiesa ottocentesca, è l’unica testimonianza dell’antico insediamento. Si tratta di un semplice edificio quadrato in muratura coperto da una volta a crociera e aperto da un arco per seguire le funzioni liturgiche.

La cappella ha conservato la decorazione pittorica, datata 1493 o 1494 da riferire a un pittore altoatesino dell’ambito di Michael Pacher, identificabile con il Maestro di Rodengo/Rodeneck o con Simone da Tesido/Taisten.

Sulla facciata è dipinto l’episodio delle Stigmate di san Francesco, cui assistono, a destra, alcuni devoti. L’affresco si impone soprattutto per la straordinaria visione del paesaggio lacustre. Ai lati, le immagini dei due santi guerrieri, a sinistra Maurizio, a destra Giorgio, patrono di Lovere.

La parete di fondo del piccolo vano è inquadrata da due imponenti quinte architettoniche di gusto tardogotico con le immagini dei quattro Evangelisti in abiti quattrocenteschi. Al centro, su un monumentale trono siede la Madonna incoronata da due angeli che porge al Bambino una melagrana, simbolo di sapienza, affiancata (da sinistra) dai santi Pietro, Caterina d’Alessandria, Maria Maddalena, Paolo impegnati in un vivace dialogo fatto di sguardi e di gesti. In alto, l’Eterno Padre e la colomba dello Spirito Santo.

Davanti all’affresco, in corrispondenza della mensa dell’altare, sono dipinti tre oggetti liturgici: un reliquiario, un ostensorio e un crocefisso. Il paliotto dell’altare è decorato con una drammatica Imago pietatis.

La volta presenta al centro la Veronica, circondata dai santi Bernardino da Siena, Antonio di Padova, Bonaventura, Ludovico di Tolosa che si affacciano dai tondi, resi con un vivace piglio ritrattistico. È purtroppo scomparsa la decorazione delle pareti laterali, dipinte a monocromo in terra verde secondo un gusto di origine italiana: si scorge solo, sulla parete sinistra, ciò che resta di un’immagine di San Gerolamo con il leone.

La complessa lettura iconografica dell’opera, che allude all’incarnazione del Figlio di Dio, alla sua Passione e alla sua reale presenza nell’Eucarestia, fa pensare alla consulenza di uno dei frati del vicino convento.

L’intervento di un artista di ambito altoatesino non deve stupire a fronte dei contatti commerciali che i mercanti di panno loveresi intrattenevano con l’Impero, spingendosi fino ai mercati del Tirolo. Sono da considerare prodotti d’importazione anche la statua di San Sebastiano di Narciso da Bolzano, proveniente dalla chiesa di S. Giorgio, dove nel 1485 era fondata una cappella dedicata al santo, e il notevole Crocifisso a braccia mobili (ora entrambi in Santa Maria in Valvendra); e infine l’ostensorio donato dalla famiglia Gaioncelli alla parrocchiale, datato 1488, simile alle oreficerie riprodotte dal pittore sulla parete di fondo della cappella di San Pietro.

 

Marco Albertario

 

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