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Domenica, 06 Agosto 2017 10:04

Ristoranti a Riva di Solto

Elenco di ristoranti, pizzerie e trattorie dove poter mangiare prodotti tipici del lago, pizze e piatti per tutti i gusti a Riva di Solto.

 

AL GUELFO NEGHER

Via IV Novembre, 34

T. +39 035 980323

info@ristorantealguelfo.it

www.ristorantealguelfo.it

Chiuso martedì e mercoledì sera / Closed on Tuesdays and Wednesdays for dinner

  

BELLAVISTA

Via Gargarino, 23

T. +39 035 986034

info@albellavista.it

www.albellavista.it

Stagione estiva: chiuso martedì sera / In summer: closed on Tuesdays for dinner

Stagione invernale: aperto tutti i giorni a pranzo e da venerdì a domenica anche a cena / In winter: open every day for lunch and from Friday to Sunday also for dinner

 

MIRANDA

Via Cornello, 8

T. +39 035 986021

info@hotelristorantemiranda.com

www.hotelristorantemiranda.com

Aperto tutti i giorni / Open every day

 

POGGIO D’ORO

Loc. Poggio d'Oro, 2

T. +39 035 969015

info@poggiodoro.it

www.poggiodoro.it

 

TRENTA PASSI

Via XXV Aprile, 1

T. +39 035 980320

info@trentapassi.it

www.trentapassi.it

Aperto tutti i giorni / Open every day

 

TRE CORONE (pub con cucina)

Via Ruggeri, 1

T. +39 035 985135

info@trecoronepub.it

www.trecoronepub.it

Chiuso giovedì / Closed on Thursdays

 

TRATTORIA AL LAGO

Via Porto, 68

T. +39 035 985003

info@trattoriaallago.com

www.trattoriaallago.com

Stagione estiva: aperto tutti i giorni / In Summer: open every day

Stagione invernale: chiuso mercoledì / In winter: closed on Wednesdays

 

Via XXV Aprile, 53

T. +39 035 986004

mail@ristorantezu.it

www.ristorantezu.it

Chiuso martedì / Closed on Tuesdays

Pubblicato in Dove mangiare

Natura, sport, arte, cultura, eventi, shopping, buona cucina e ottimi vini: il lago d'Iseo è tutto questo e ancora di più. Per aiutarvi a scoprire questo piccolo gioiello incastonato tra le prealpi orobiche, a metà strada tra Bergamo e Brescia, abbiamo deciso di proporvi una top ten di luoghi da visitare, per imparare a conoscere ed amare il nostro lago in tutte le stagioni.

 

1. Giro del Lago d'Iseo

veduta aerea del lago d'Iseo (foto by linoolmostudio.it)Partiamo da un piacevole itinerario lungo la litoranea che consente una prima conoscenza del lago d’Iseo. 67 km di emozioni e scorci mozzafiato da percorrere in bici, auto, moto o battello per scoprire tutti i borghi affacciati sul sebino con splendidi panorami tra natura e arte. Per l'itinerario in auto bastano poco meno di un paio d'ore, per la bici dalle 3 alle 4 ore, mentre nella stagione estiva è possibile assaporare il lago dal battello ma vi servirà mezza giornata.

 

2. Le Riserve Naturali

LA torbiere sconosciuto 33

Nonostante il lago d'iseo si estenda in una delle aree più popolose e produttive d'Italia, la natura ha ancora un ruolo predominante in questo territorio. Lungo del sponde del lago s'incontrano molte zone naturali e vi invitiamo a non perdere le tre riserve naturali:
Torbiere del Sebino - un piccolo paradiso naturalistico dove nidificano numerose specie di uccelli, da scoprire attraverso diversi percorsi circondati dalla tipica flora palustre e specchi d’acqua coperti di ninfee.
Piramidi di Zone - l’azione erosiva dell’acqua e quella protettiva di grandi massi di roccia hanno dato luogo ad alte colonne di terreno morenico conosciute come piramidi.
Valle del Freddo - situata ad un’altitudine tra i 350 e i 700 metri, presenta specie che normalmente si trovano tra i 1000 e 1500 m grazie all’emissione di aria gelida da alcune “buche del freddo”.

 

3.  Antica Strada Valeriana

LA anticavaleriana sbardolini 46

Sin dall'antichità, l’Antica Strada Valeriana rappresentava l'unico modo per raggiungere la Valcamonica via terra dal settore bresciano. Oggi è possibile ripercorrere il tratto tra Pilzone d'Iseo e Pisogne lungo le stesse rotte di merci, persone e pastori che guidavano gli armenti durante la transumanza, godendo di spettacolari paesaggi e una vista lago senza eguali.

 

4. Lovere, uno de "I Borghi più belli d'Italia"

LA loverepiazzaXIImartiri Olmo 26Lovere dal 2003 è annoverata nel prestigioso club de “I Borghi più belli d’Italia” per il suo notevole e ben conservato patrimonio artistico e architettonico. Fra i must-see della cittadina, definita “il luogo più romantico che abbia mai visto in vita mia” dalla scrittrice romantica inglese Lady Mary Wortley Montagu, vi sono la quattrocentesca Basilica di S. Maria in Valvendra, la ricca Galleria dell'Accademia Tadini con le opere Stele Tadini e Religione di Antonio Canova, l'imponente Torre Civica con il suggestivo percorso di risalita interna, il Santuario delle Sante loveresi Gerosa e Capitanio e il Porto Turistico, fra le più grandi e moderne strutture portuali sui laghi europei.

 

5. Monte Isola, l'isola lacustre abitata più grande d'Europa

 Monte Isola, l'isola lacustre abitata più grande d'EuropaMonte Isola, la montagna su un’isola, è uno de “I borghi più belli d’Italia” e l’isola lacustre abitata più grande d’Europa. Lungo le pendici e in riva al lago sono dislocati 11 centri abitati, pittoreschi e dal sapore antico, dove sono ben custodite arti e mestieri di un tempo. Raggiungendo la cima dell'isola, all'altezza del Santuario della Madonna della Ceriola, si può godere del panorama del lago a 360° e qui è d'obbligo scattare una foto da condividere sui social con l'hashtag #visitlakeiseo.

 

 

6. Orridi di Riva di Solto e Castro

LA orridi 51Sulla strada costiera del lago d’Iseo, a metà strada tra i caratteristici borghi di Riva di Solto e Castro, si ha lo spettacolo suggestivo degli orridi, imponenti rocce disposte a lastroni verticali a picco sull’acqua. In particolar modo l’orrido del Bogn in località Zorzino di Riva di Solto appare di una bellezza mozzafiato, con l’insenatura, le rocce a strapiombo e il lago cristallino, azzurro, che bagna la piccola spiaggia di sassi.

 

7. Sarnico e la Pinacoteca "Gianni Bellini"

LA sarnicopinacoteca FotoSanMarco 16

Tra la fine del lago d’Iseo e l’inizio della Valcalepio è situata la cittadina di Sarnico. Le ariose piazze, il lungolago, i negozi e le bellezze artistiche e naturalistiche circostanti, ne fanno un piacevole luogo di soggiorno. Nel cuore del centro storico è situata la Pinacoteca “Gianni Bellini”, uno stabile del XV sec. che ospita più di 150 opere donate alla collettività da Don Gianni Bellini. Ma Sarnico è nota anche per i Cantieri Nautici Riva e per le sue Ville in stile Liberty ad opera dell'architetto Sommaruga.

 

8. I borghi antichi di Iseo e Pisogne

LA pisognecentrostorico olmo 21

Iseo, cittadina sviluppata in riva al lago, conserva ancora oggi la conformazione dell’antico borgo medievale in cui spiccano Castello Oldofredi, la Pieve di Sant’Andrea e la centralissima Piazza Garibaldi. A pochi chilometri di distanza sorge Pisogne. La cittadina caratterizzata da un centro storico che si sviluppa attorno a Piazza Corna Pellegrini ospita la Chiesa di Santa Maria in Silvis e la Chiesa di santa Maria della Neve con affreschi del Romanino.

 

9. Romanico nel basso Sebino

LA tavernolaromanino foresti 20

Le colline che si affacciano sul Lago d’Iseo nascondono numerosi gioielli del Romanico: dalla Chiesa di San Michelone e San Pietro a Tavernola Bergamasca passando per il complesso di Sant’Alessandro in Canzanica di Adrara San Martino, alla Chiesa di San Giorgio in Credaro che ospita anche affreschi del Lotto.

 

10. Le Terme della Villa Romana di Predore

LA predoretermeromane Comune 13

Predore, piccolo borgo adagiato sulle rive del lago d'Iseo, ha nascosto per millecinquecento anni le rovine di un complesso termale del II-III secolo d.C. che, in epoca romana, doveva essere smagliante, ricco di mosaici e rappresentativo di una tecnica specializzata e poi perduta. Oggetto di un recente ed accurato restauro sono ora visitabili tutti i fine settimana.

 

E con le terme della Villa Romana si chiude la top ten che abbiamo pensato per voi, grazie alle nostre esperienze personali e ai consigli di chi ha visitato il lago.
Ora non vi resta che scoprirlo di persona e se vi va aspettiamo i vostri suggerimenti e consigli. Buon divertimento!

Pubblicato in Blog
Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:23

Le torri e le case medievali di Riva di Solto

Il borgo di Riva di Solto conserva numerosi edifici medievali, sia civili sia fortificati. Si contano quattro torri, tra cui quella di via Torre: l’edificio, tuttora in ottimo stato, sorgeva all’esterno del paese in posizione strategica vicino al lago. Fu costruito nel XIII secolo con bozze di argillite di Riva di Solto, di cui alcune lavorate a bugnato, disposte in corsi paralleli e legate da malta. L’accesso avveniva dalla porta archivoltata sul fronte est, posta a circa 2,50 m dal piano stradale, cui si saliva tramite una scala lignea rimovibile; all’ultimo piano a sud si apriva una finestra per l’avvistamento sul lago, mentre sugli altri lati vi erano le feritoie. La torre faceva parte di un piccolo nucleo fortificato costruito a metà del XIII secolo: del muro di cinta del fortilizio si conserva una porzione lunga oltre 20 m (sul fronte est di via Torre), la cui parte originaria (la più vicina al piano stradale) è in bozze bugnate di alto livello tecnico-esecutivo.

Altre due torri si trovano all’interno dell’abitato (nella proprietà privata di vicolo Cavalli 4 e in vicolo Rossetti), a ridosso del lago e molto ravvicinate fra loro, originariamente destinate ad abitazioni e poi distrutte nel XV secolo dai Veneziani. Era invece funzionale alla difesa del borgo l’edificio fortificato di via Montagnola (visibile a ovest sul lungolago) costruito a mezza costa oltre il torrente di San Rocco.

Nel borgo vi sono numerose costruzioni civili edificate tra XII e XIII secolo: entrando in ogni vicolo si potranno scorgere le case medievali ancora oggi in uso. Tra i complessi più significativi si segnalano la casa di via Porto 4 (angolo via Torre), che presenta al piano terra due abitazioni di XII-XIII secolo, successivamente unite da un archivolto in calcare bianco, e rialzate fino al secondo livello.

Sul fronte ovest di vicolo Crescini 5, al centro del borgo, è osservabile una delle case meglio preservate: la muratura in blocchi calcarei perfettamente squadrati legati da malta segnata da precise stilature (tracce nella malta) è costruita tra XII e XIII secolo assieme al portale archivoltato. Procedendo verso ovest, in vicolo Fonteno 4, si incontra una casa realizzata in grosse pietre squadrate e bugnate con due portali architravati (uno tamponato e l’altro ancora in uso) con l’originaria trave lignea del XIII secolo.

Lungo il fronte lago (via del Porto 68/78), sono visibili diversi edifici dalla fine del XII secolo fino al XIV secolo, sopravvissuti per un tratto lungo oltre 30 m. Al civico 70 sorge l’edificio più antico, con due ingressi archivoltati gemelli al piano terra attribuiti del XII secolo (oggi intercettati dal grande portale); successivamente fu costruito il complesso al civico 68, con due ingressi archivoltati gemelli che portano a un unico ambiente, e un ingresso architravato (nei pressi dell’accesso attuale) che conduceva ad un altro vano. In ultimo fu realizzato il civico 76, lasciando un corridoio di accesso ai broli retrostanti (oggi occupato dal portone civico 74): il complesso aveva due ingressi archivoltati gemelli e un portale architravato, da cui, tramite un corridoio, si accedeva alla scala sul retro per salire ai piani alti. Questi edifici sul fronte lago avevano funzione commerciale: al piano terra si trovavano le botteghe, mentre la zona residenziale era al primo piano; altre strutture con funzione commerciale si conservano in vicolo Ruggeri (civico 1) con archivolti gemelli in travertino e porta architravata (oggi di restauro).

L’edificio a chiusura dell’insediamento medievale si trova in via del Porto 107, tra la Villa Martinoni (XVII secolo) e la chiesa di San Rocco (1530): dietro il complesso fortificato di recente restauro, se ne trova un altro posto su più livelli con portali al piano terra e triplo ordine di finestre costruito nel XIV secolo.

 

Federica Matteoni

Pubblicato in Edifici storici
Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:15

Castello di Zorzino (Riva di Solto)

Posto a mezza costa tra Riva e Solto, Zorzino conserva le tracce di importanti strutture residenziali medievali, una caratteristica che condivide con i nuclei che costituivano fino al 1928 la grande Comunità o Unione di Solto: Riva, Gargarino e Zorzino. L’abitato di Riva era lo scalo lacustre di Solto: in origine costituita da diversi piccoli nuclei, si presenta compatta con vicoli orientati nord-sud che conducono a lago dove certamente in antico vi erano dei pontili d’attracco. Questi nuclei erano dotati di alcune difese, tuttora ben riconoscibili.

Il piccolo abitato di Gargarino, tra Riva e Zorzino, si trova stretto attorno a una minuscola piazzetta con una casa torre con feritoie; poco distante, a sud sorge la chiesa di San Cassiano, l’unico edificio religioso medievale di Riva di Solto. Nel suo territorio si trovava la località Bataino, forse indizio toponomastico di una piccola fortificazione temporanea.

Il nucleo di Zorzino è posto tra Gargarino e Solto ed è caratterizzato dalla presenza di alcuni edifici medioevali: poco disgiunto a est verso il Bogn si trova l’antico nucleo del Castello. L’area, oggi solo parzialmente edificata, presenta il caratteristico andamento anulare dei villaggi fortificati medioevali, che segnala la preesistenza di strutture difensive realizzate in materiali deperibili.

Tra il XII e il XIII secolo all’interno dell’area del castello fu realizzata una residenza signorile, ancora oggi caratterizzata dalla presenza di edifici in muratura e da una torre. È probabile che da questa fase gli abitanti abbiano iniziato a spostarsi più a ovest nell’area dell’attuale nucleo di Zorzino, dove effettivamente sono osservabili edifici di XIII e XIV secolo.

La residenza signorile del castello fu ampliata nel corso del XIV secolo, ma all’inizio del XV secolo venne in parte demolita. Fu subito restaurata e poi ricostruita, e nel 1502 la proprietà nel castello, ormai ridotto a semplice residenza, viene descritta come una “Domum seu petias terre casata solerata et copata iacente in territorio di Zorzino ubi dicitur in Castello quam domum solita est gaudere Andreas fq. Johannis de dicto Lazeri”.

Nel 1774 è documentata una “casa della Torre” in cui verosimilmente dobbiamo identificare l’edificio principale del castello di Zorzino.

 

Francesco Macario

Pubblicato in Edifici storici
Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:06

Il nucleo storico di Riva di Solto

Riva di Solto, lungo la sponda occidentale del lago d’Iseo, è uno dei borghi di epoca medievale che ha meglio conservato nel centro storico l’organizzazione urbana antica.

Il nome e le vicende del borgo sono collegati a Solto Collina, che sorge a pochi chilometri sull’altura alle spalle del paese: Riva si configura, fin dalle origini, come porto fortificato per Solto, dove dall’XI secolo si stabilì la famiglia omonima. In quello stesso periodo il vescovo di Bergamo acquisì diverse proprietà feudali nelle valli bergamasche, creando dei collegamenti commerciali con la pianura: anche il lago d’Iseo fu coinvolto in questo sistema e fu creata la rotta Sarnico-Riva di Solto, sfruttando la potenza commerciale dei due porti. Ciò favorì il trasferimento di alcuni signori nel porto di Riva, promuovendo la fortificazione di un paese prima occupato da pescatori.

Con l’istituzione del Comune a Bergamo furono esautorate le famiglie di investitura episcopale (tra cui i Solto) per cedere i diritti alle famiglie cittadine come i Foresti che si stabilirono a Castro, Solto e Riva di Solto.

Riva di Solto, lungo la sponda occidentale del lago d’Iseo, è uno dei borghi di epoca medievale che ha meglio conservato nel centro storico l’organizzazione urbana antica.

Il nome e le vicende del borgo sono collegati a Solto Collina, che sorge a pochi chilometri sull’altura alle spalle del paese: Riva si configura, fin dalle origini, come porto fortificato per Solto, dove dall’XI secolo si stabilì la famiglia omonima. In quello stesso periodo il vescovo di Bergamo acquisì diverse proprietà feudali nelle valli bergamasche, creando dei collegamenti commerciali con la pianura: anche il lago d’Iseo fu coinvolto in questo sistema e fu creata la rotta Sarnico-Riva di Solto, sfruttando la potenza commerciale dei due porti. Ciò favorì il trasferimento di alcuni signori nel porto di Riva, promuovendo la fortificazione di un paese prima occupato da pescatori.

Con l’istituzione del Comune a Bergamo furono esautorate le famiglie di investitura episcopale (tra cui i Solto) per cedere i diritti alle famiglie cittadine come i Foresti che si stabilirono a Castro, Solto e Riva di Solto.

Le prime citazioni del borgo risalgono al 1258, quando il paese era legato ai Codeferri, famiglia appartenente a un ramo dei Solto che nel 1222 cedette, assieme ai Colombini e agli Oldrati, parte del castello di Solto; in seguito i Codeferri, di fede ghibellina, si stabilirono a Riva. Nelle fonti del 1310 si trova il riferimento Vila Ripe Solti, riconducibile a un centro organizzato e negli statuti di Bergamo (1331 e 1353) Riva faceva parte del comune di Solto Collina.

All’inizio del Quattrocento Pandolfo Malatesta concesse privilegi in favore di persone di parte guelfa di Castro, Solto e Riva, Predore, Tavernola, Vigolo, Cambianica e Parzanica, e nel 1410 separò fiscalmente e amministrativamente Solto e Riva da Lovere, sottoponendole al vicario di Gandino. Con l’occupazione dei Veneziani del 1428, furono demolite le strutture fortificate come descritto dalle fonti: “In Riperia lacus Isei sunt aliqua fortilicia modici valoris in terra de Soldo et de Ripa dicte Riperie.

Nel 1449 Solto e Riva tornarono sotto il controllo di Bergamo, assieme a Castro ancora legata ai Foresti; pochi anni dopo i tre paesi diedero vita alla Comunità di Solto e Uniti, con libertà di navigazione sul lago d’Iseo concessa dai Veneziani.

Il centro storico di Riva si è conservato con lo stesso assetto di epoca medievale: tranne alcune abitazioni costruite nello spazio un tempo occupato dai campi, il paese moderno si è sviluppato quasi integralmente sulla collina alle spalle del centro originario. Fin dall’inizio la costruzione del borgo tenne conto degli elementi naturali presenti nel territorio: l’abitato, infatti, si sviluppò in una striscia di terra delimitata a nord dalla collina, a sud dal lago e alle estremità da due torrenti, a est quello della Val Terlera e a ovest quello di San Rocco. Il paese è attraversato da sette vicoli perpendicolari al lago: questi percorsi sono inclinati perché ricalcano il letto degli antichi torrenti, poi incanalati, che facevano defluire l’acqua proveniente dalla montagna verso il bacino lacustre. Lungo questi corsi d’acqua furono costruite, a partire dal XII secolo, le case in pietra ancora oggi in ottimo stato di conservazione e adibite ad abitazioni o ad attività commerciali. Al margine orientale dell’abitato sorge la chiesa parrocchiale di San Nicola, fondata forse nell’XI secolo, mentre oltre il limite occidentale agli inizi del ‘500 fu edificato l’oratorio votivo di San Rocco.

 

Federica Matteoni

Pubblicato in Centri abitati
Giovedì, 19 Gennaio 2017 11:20

San Cassiano a Gargarino di Riva di Solto

La chiesa sorge ai margini dell’abitato, a mezza costa tra Riva e Zorzino, lungo l’antico percorso che collegava il lago alla collina e alla Val Cavallina ed è il più antico edificio di culto del territorio di Solto; documentato assai tardi, presenta tuttavia strutture riconducibili a una fase preromanica e due campagne di decorazione pittorica di grande qualità.

L’edificio attuale è il frutto di un complesso processo di trasformazione, che nel 1605 ha visto la rotazione dell’asse, originariamente est-ovest, con la realizzazione di un nuovo presbiterio a sud e la facciata a nord. Nella stessa fase fu edificato il campanile che tuttora conserva le originarie strutture lignee che sostengono le campane.

Osservando la chiesa dall’esterno lungo il viottolo che la fiancheggia a destra è possibile notare il primo nucleo dell’edificio con uno stretto portalino ora tamponato; la muratura è irregolare e richiama una tecnica muraria anteriore al Romanico, databile entro il X secolo, come confermano anche l’assenza di stipiti nel portalino e la forma dell’abside. Nel XIII secolo le venne addossato un nuovo corpo di fabbrica che raddoppiò sostanzialmente le dimensioni della chiesa; fu aperto un nuovo portale sovrastato da una monofora. Dal prato antistante la chiesa sono visibili l’abside originaria, rialzata probabilmente nel Trecento, e il tracciato di una seconda abside abbattuta per edificare nel Seicento la sacrestia e visibile in parte all’interno.

La dedicazione ai santi Ippolito e Cassiano (martiri rispettivamente nel 250 e, forse, nel 304-305) trova prevalente diffusione nell’alto Medioevo e nel lago d’Iseo si segnala nelle chiese di Martignago (Sulzano) e Zone.

Alle pareti si conservano affreschi di varie epoche a cui, probabilmente, si riferiva la nota di Andrea Pionnio che per conto del cardinal Borromeo fece visita alla chiesa nel 1575. Nel catino dell’abside più antica, nel fianco sinistro della navata, è affrescato il Pantocrator benedicente in mandorla con i quattro Evangelisti associati ai rispettivi simboli e seduti agli scrittoi. L’affresco, databile alla fine del XIV secolo, mostra varie tracce di ripresa della pellicola pittorica; si conservano tuttavia ancora le incisioni su intonaco delle aureole e, in parte, la rifinitura in lamina dorata che sono l’indice della preziosità dell’opera e del gusto ancora gotico della bottega qui operante. Le forme degli scrittoi, e in particolare il baldacchino in cui è inserito san Marco, sembrano suggerire modelli di provenienza nordica. L’ignoto pittore si caratterizza per i volti costruiti con passaggi netti di color rosso mattone e bianco e per le dita delle mani che risultano assai lunghe. Nella parete dell’abside vi erano altri due affreschi: quello di destra è stato in buona parte distrutto dall’apertura di un ingresso, quello di sinistra ritrae la Madonna col Bambino e i santi Lorenzo e Stefano. L’intera parete est è occupata nella porzione superiore dai resti del ciclo della Passione di Cristo; ogni scena è posta all’interno di una semplice cornice color calce. Nella porzione verso l’altare sono visibili gli ultimi episodi della Passione, dal Sacerdote che si straccia le vesti all’Ascensione di Cristo. Gli affreschi, databili al XV secolo, sono simili per la suddivisione e il gusto didascalico a quelli degli oratori di Clusone e di Solto Collina. Tuttavia la costruzione dei corpi, specie quello nudo di Cristo, la resa delle vesti e la gestione dello spazio tradiscono un pittore meno dotato rispetto a Giacomo Busca: il maestro di Gargarino sembra, infatti, proporre una versione più popolare, seppur forse ispirata a un ciclo più aulico, mutuata probabilmente da stampe nordiche. Allo stesso ambito rinviano, nel fronte dell’arco dell’abside frammentaria i resti di un’Annunciazione; tra le due absidi, l’affresco con la Madonna col Bambino (XV secolo) è stato incorniciato da un’edicola barocca in marmo dei Selva. Pure l’altare (1729) in marmo è della bottega dei Selva di Riva di Solto; la parte più preziosa è la cornice in cui è inserita una modesta tela del 1625 raffigurante la Trinità con i santi Ippolito, Cassiano, Lorenzo e Francesco.

Un raro affresco del XIV secolo, stilisticamente più vicino al Maestro di Cambianica che ai dipinti di Gargarino, è custodito in una casa di contrada Terlera e ritrae la Vergine che allatta Gesù e una santa regina.

 

Monica Ibsen, Federico Troletti

Giovedì, 19 Gennaio 2017 11:13

San Rocco a Riva di Solto

L’oratorio di San Rocco è posto sulla strada a sud del centro di Riva. All’edificio fanno riferimento vari testamenti che prevedevano donazioni per lavori e per uffici funebri: il più antico risale al 1526. La facciata, oggi in parte compromessa dalle integrazioni in cemento, si caratterizza nella porzione inferiore per una soluzione tardo-rinascimentale (1530). Una trave si imposta su quattro pilastri sostenuti da plinti in pietra di Sarnico dando vita a due grandi finestroni posti ai fianchi del portale. Il portale – in origine, secondo quanto registrato da Carlo Borromeo nel 1575, chiuso da una cancellata di legno – è sormontato da una lunetta cieca.

L’interno è ad aula unica, con presbiterio absidato e un altare di marmo del XVIII secolo dotato di una preziosa tela con La Pietà e i santi Rocco e Sebastiano, firmata da Enea Salmeggia nel 1589. I gradini del presbiterio e della mensa sembrano di altra fattura, più pregiata, forse riconducibile ai modi dei Selva.

La volta dell’aula, interamente dipinta, poggia su un sobrio cornicione scandito da paraste; si tratta di una finta architettura, quasi una quinta teatrale, che ha lo scopo di creare l’illusione del cielo popolato da angeli reggi insegne, drappi e oggetti come il cappello e il bastone di san Rocco, l’àncora della Speranza, l’ostensorio della Fede.

Pur essendo d’impianto settecentesco è probabile che l’attuale decorazione sia il frutto di una ridipintura tardo ottocentesca, poi ripresa con colori a secco anche nel ‘900: da un tassello di pulitura sull’arco trionfale compare infatti, sotto l’attuale pellicola pittorica, il volto di un angelo che dovrebbe corrispondere alla decorazione originaria.

Alle pareti si conservano alcune interessanti tele, restaurate in modo pesante, databili dal XVII al XIX secolo.

 

Federico Troletti

Giovedì, 19 Gennaio 2017 09:54

San Nicola a Riva di Solto

Le origini di San Nicola di Riva di Solto sono scarsamente documentate: originariamente dipendente dalla pieve di Solto Collina, divenne parrocchiale all’inizio del XVI secolo. Nel 1630 venne consacrata una chiesa, forse edificata nel XVI secolo; San Nicola venne poi rinnovata a partire dal 1729 e verso il 1875, con l’intervento di Ernesto e Luigi Paleni, fu ulteriormente ampliata con l’aggiunta delle navate laterali e assunse un’impronta di più marcato classicismo. I lavori furono ultimati nel 1880 e la chiesa fu consacrata l’11 settembre di quell’anno.

La facciata è tardobarocca: articolata su due ordini sovrapposti raccordati da due grandi volute, è modulata da paraste abbinate e culmina in un grande timpano curvilineo. Al centro si aprono un portale in arenaria e una grande finestra con loggia, realizzata nel 1898. Nelle nicchie laterali vennero collocate nel 1981 due sculture di Mario Toffetti, raffiguranti San Nicola e San Giuseppe.

L’interno si presenta con una pianta a tre navate di quattro campate ciascuna, e si conclude con un’abside leggermente sopraelevata. La navata centrale, più ampia, è scandita da semicolonne in stile corinzio con fregio e cornice su cui si imposta una grande volta a botte mentre le laterali sono voltate a crociera. La decorazione generale, tra tardo barocco e neoclassicismo, presenta cornici e stucchi dorati con festoni e foglie d’acanto e intonazioni color pastello delle pareti. Gli affreschi vennero ripresi tra ‘800 e ‘900. I dipinti nella navata centrale presentano dubbi di attribuzione dovuti a vari interventi che hanno forse snaturato le originali stesure: le parti figurative, con episodi tratti dalla Vita di san Nicola, sono state ridipinte nel 1931 da Umberto Marigliani, mentre le finte architetture furono eseguite da Fermo Taragni e Guido Zanet. Nella navata sinistra si conservano le decorazioni di Giuliano Volpi (1898) e nella navata destra gli interventi di Giuseppe Grimani (1934). Nel presbiterio il grande affresco della cupola con la Gloria di san Nicola appartiene alla fase settecentesca della chiesa ed è opera del pittore Ferdinando Del Cairo.

Le navate laterali raccolgono molte opere dalla chiesa precedente. In controfacciata, ai lati dell’ottocentesca Immacolata di Giovanni Battista Riva, le tele con il Sogno di Giuseppe e la Fuga in Egitto sono databili alla seconda metà del XVII secolo e accostabili alla Presentazione al tempio del pittore bresciano Pompeo Ghitti a sinistra.

Interessanti dipinti cinquecenteschi si conservano nella navata sinistra. Presso il fonte battesimale in marmo di Carrara è visibile una Natività opera di un pittore lombardo e nelle due campate successive sono collocate una Deposizione di ambito lombardo e una Natività vicina ai Bassano. L’altare della Madonna venne realizzato nel 1699 dagli scultori Selva e ora accoglie nella nicchia una statua della Madonna del XIX secolo. Quello del Sacro Cuore, opera del 1698 di Giulio Selva, presenta un ricco paliotto con intarsi marmorei e colonnine; la cornice ora ospita una statua ottocentesca del Sacro Cuore.

L’altar maggiore venne eseguito nel 1785 dalla bottega dei Fantoni di Rovetta e ripreso da Ernesto e Luigi Paleni. L’abside è chiusa dall’ancona con la pala seicentesca di San Nicola firmata dal bresciano Orazio Pilati.

La navata destra presenta nella testata il settecentesco altare delle Reliquie, pure opera della bottega dei Selva, che accoglie alcuni preziosi reliquiari in lamina d’argento. Sulle pareti è possibile ammirare la Disputa di Gesù tra i dottori e la Resurrezione di Nicola Grassi, pittore di cultura veneziana, riconducibili agli anni Trenta del XVIII secolo. L’altare di San Carlo venne realizzato dalla ditta Camplani nel XIX secolo e la cornice accoglie la tela raffigurante San Carlo che guarisce gli appestati di ambito bresciano del XVII secolo. Chiude la navata la pala seicentesca dell’altare del Rosario, raffigurante Madonna del Rosario e santi circondata dai Misteri, realizzata nel 1614 da un pittore di ambito bergamasco.

 

Francesco Nezosi

A monte della frazione collinare di Zorzino i limpidi volumi tardo-quattrocenteschi della piccola chiesa di San Bernardino si confrontano con le ben più maestose dimensioni della nuova parrocchiale, costruita nel primo quarto del Novecento come riflessione sulla tradizione architettonica bergamasca dei secoli XVII-XVIII.

San Bernardino fu costruita nel 1482 per sostituire come sede della cura d’anime l’antica San Cassiano, lontana dall’abitato e ormai insufficiente. Posta lungo l’antico percorso per Solto Collina, al margine dei campi, si caratterizza per il contrasto tra gli spigoli regolari e i contrafforti in blocchi di pietra grigia e gli intonaci antichi che sul fianco nord ancora presentano le tracce di affreschi devozionali. L’interno, attualmente non visitabile, presenta una pianta trapezoidale con copertura a crociera; il presbiterio fu rivestito tra Quattro e Cinquecento con dipinti murali, ora strappati e trasferiti nella nuova parrocchiale; nel Seicento sul lato sud vennero aggiunti il campanile e due cappelle con decorazioni in stucco, poi in parte demolite.

La nuova chiesa dedicata a Santa Croce, ad aula unica con profonda abside semicircolare e quattro cappelle, fu progettata nel 1919 dall’architetto Giovanni Muzio ed edificata tra il 1924 e il 1933. Qui furono trasferiti gli arredi provenienti dall’antica chiesa.

Nonostante il mutato rapporto con l’ambiente, molto più ampio rispetto all’abside di San Bernardino, spicca la monumentale e affollata composizione della pala dell’altar maggiore. La Madonna in gloria con i santi Margherita, Gerolamo, Ippolito, Bernardino, Francesco, Giovanni Battista e Sebastiano, firmata da Flaminio Floriani pictor venetus intorno al 1585, dall’acceso cromatismo, riprende nelle singole figure i modelli dei grandi artisti della scena veneziana, da Tiziano a Veronese e Tintoretto. Alla metà del ‘600 risale il monumentale tabernacolo ligneo attribuito a Domenico Ramus. Di poco più tardo (1689?) è l’altare di marmo nero locale intarsiato con tralci, come i gradini, realizzato dalla bottega Selva, una famiglia di marmorai comaschi stabilitasi nel ‘600 a Riva di Solto e assai attiva, spesso in collaborazione con i Fantoni. Della stessa campagna di decorazione fa parte anche il tabernacolo dell’olio santo (1696), ornato con tarsie naturalistiche, al pari della sua portella, in cui la tarsia lignea imita un rigoglioso cespo di rose e di gigli.

Degli altari laterali va ricordato quello del Rosario con il trittico della Madonna del Rosario con i santi Domenico e Caterina, circondati dai Misteri, al centro, e i Santi Pietro e Paolo ai lati: nella struttura arcaica e nella semplicità della cornice il pittore camuno Giovan Battista Viola vi riprese nel 1651 modelli cinquecenteschi.

Notevole interesse merita la Madonna col Bambino e i santi Carlo e Antonio di Padova e angeli in controfacciata: è una copia della splendida tela realizzata da Giulio Cesare Procaccini per Sant’Afra di Brescia intorno al 1615-1620. Nella parete sinistra la Madonna col Bambino dormiente che regge una rosa, è un’allusione alla Passione di Cristo, realizzata alla metà del ‘600 da un pittore lombardo ispiratosi a modelli celebri, da Raffaello a Caravaggio, probabilmente noti da incisioni.

Negli anni Settanta vennero trasferiti nella nuova parrocchiale i dipinti murali strappati da San Bernardino. In controfacciata la Madonna col Bambino con i santi Bernardino e un santo martire entro una raffinata inquadratura architettonica è certamente il dipinto di maggior qualità: databile intorno al 1482-1483 costituiva l’immagine dell’altar maggiore fino alla realizzazione della pala di Flaminio Floriani. Sempre dalla parete sopra l’altar maggiore provengono il Cristo crocifisso fra san Bernardino e la Madonna, il San Bernardino e la Madonna col Bambino e san Bernardino ora nel presbiterio; vennero realizzati fra il 1482 e gli inizi del ‘500 da artisti di cultura lombarda. Dalla parete sinistra del presbiterio provengono invece il raffinato frammento con San Rocco, a sinistra, e Gesù Cristo e la Madonna, identificati da iscrizioni, sulla destra, ora in sacrestia, mentre è di provenienza incerta Il martirio del beato Simonino nel presbiterio.

 

Monica Ibsen

Mercoledì, 21 Dicembre 2016 09:34

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