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Domenica, 08 Ottobre 2017 14:07

Ristoranti a Solto Collina

Elenco di ristoranti, pizzerie e trattorie dove poter mangiare prodotti tipici del lago, pizze e piatti per tutti i gusti a Solto Collina.

 

LA BAITA

Via Cerrete, 8

T. +39 035 980249

lanuovabaita@libero.it

www.labaitadipaolaerenata.it

Aperto venerdì, sabato e domenica / Open on Fridays, Saturdays and Sundays

Pubblicato in Dove mangiare
Giovedì, 19 Gennaio 2017 15:42

Il nucleo storico di Solto Collina

Il borgo di Solto (dal latino saltus, ovvero bosco, foresta) si trova su un pianoro di raccordo tra la Val Cavallina e il Sebino bergamasco; le prime frequentazioni del territorio risalgono all’epoca preistorica e sono attestate nella vicina frazione di Esmate, ove si conservano anche resti di abitazioni di epoca medievale (tra Via Monte Clemo e Via Garibaldi).

Fin dall’epoca medievale l’abitato di Solto era di tipo sparso e non organizzato attorno ad un centro ben definito: l’organizzazione policentrica prevedeva la suddivisione del territorio collinare in diverse contrade (Canzanico, Castello, Sconico e Dosso): vi erano, quindi, diversi contesti insediativi che sorgevano attorno a edifici fortificati, dove è ancora visibile la caratteristica architettura in pietra di tipo fortificato (torri e castello) e civile (abitazioni e portali d’accesso).

In contrada Castello, a est del centro del paese, si conservano alcune strutture del Castello di Solto (oggi dimora privata) che nell’XI secolo fu concesso in feudo per sette generazioni alla famiglia dei Sumate di Solto; questa, sostenuta dal vescovo Arnolfo (1077-1098), provò a contrastare l’espansione nel territorio di altre famiglie cittadine, ma la caduta del vescovo arrestò questo tentativo. Ancora nel XII secolo i signori di Solto dovettero restituire i propri beni al vescovo, tra cui la rocca, che fino al 1154 era governata da quattro consoli, due dei quali appartenevano ancora ai Solto.

Nel 1221 il castello era in mano a tre consorterie nate da rami diversi dei Solto (i Codeferri, i Colombini e gli Oldrati), che mettevano il fortilizio a disposizione del Comune di Bergamo. L’anno successivo Solto passò sotto la giurisdizione di Bergamo, e le famiglie locali furono esautorate dei loro diritti feudali e costrette a cedere le fortificazioni; subentrarono quindi i Foresti che, come indica il nome stesso, non erano originari della zona, ma di estrazione cittadina per controllare aree periferiche lontane da Bergamo: lo stemma dei Foresti, decorato con strisce oblique e un’aquila coronata, si trova in diversi angoli del paese.

Tra i personaggi più rappresentativi della famiglia si ricorda Matteo Foresti che nel 1327 si aggregò all’esercito dell’imperatore Ludovico il Bavaro che dalla Valle Camonica era diretto a Milano: in riconoscenza di questo, nel 1331 l’imperatore istituì la Contea di Solto, insignendo Matteo del titolo di conte palatino e garantendo indennità e privilegi a lui e ai suoi discendenti.

Lo statuto di Bergamo del 1353 menziona il comune di Solto cum unione e nel 1391 furono aggiunti Ripe Solti e Castro cum unione; Solto faceva parte della facta della porta di Sant’Andrea de foris e nel 1376 apparteneva alla squadra di Calepio, Solto e Lovere, includendo tutto il fronte occidentale del Sebino bergamasco. Con l’affermazione delle signorie territoriali, i Visconti conquistano l’alto Sebino e imposero rigorose prescrizioni ai signori della zona, tra cui i Foresti di Solto che avevano il controllo delle merci che arrivavano dal lago. Il dominio ghibellino durò pochi anni prima del controllo veneziano (1428), che accolse i guelfi, rifugiati nelle valli del Sebino, sotto il proprio dominio.

Sempre nella contrada Castello, dove oggi sorge la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, nel XII secolo c’era la chiesa plebana di Solto - di cui non si conservano tracce -, che aveva il diritto di battesimo. Prima del 1260 questa chiesa fu inserita entro la nuova circoscrizione plebana di San Lorenzo a Cavellas (Casazza, in Val Cavallina); presso la chiesa si trovano le strutture medievali della casa dell'arciprete. Altre strutture fortificate e civili si possono vedere in contrada Canzanico (torre e casa Foresti), in contrada Sconico (torre Sconico) e in contrada Dosso (abitazioni e torri).

 

Federica Matteoni

Pubblicato in Centri abitati
Giovedì, 19 Gennaio 2017 15:07

San Gaudenzio a Esmate

La chiesa parrocchiale di Esmate, intitolata a san Gaudenzio vescovo di Novara, ha origini molto antiche. Risulta attestata nelle fonti almeno dal 1360, quando dipendeva dalla pieve di Solto Collina. L’attuale edificio è un rifacimento seicentesco. Consacrata il 22 gennaio 1688, venne ampiamente rimaneggiata nel 1839.

Si presenta come una struttura sobria, con una facciata articolata su due livelli, scandita al primo da quattro lesene conclusa da un grande timpano triangolare; al centro si apre un portale in arenaria di Sarnico con timpano spezzato.

L’interno si presenta a unica navata di tre campate. La decorazione parietale venne condotta nel 1859 e fu ampiamente ripresa nel 1935 dai fratelli Angelo e Mario Zappettini con quadrature, simboli eucaristici e strumenti della Passione. Sulla volta si trovano quattro medaglioni: dalla controfacciata l’Angelo Custode, il Transito di san Giuseppe, il Martirio di sant’Agnese e infine San Gaudenzio.

Al centro dell’aula si aprono due cappelle laterali. A destra è collocato l’altare dei Santi Carlo e Filippo Neri, in cui aveva sede la confraternita del Santissimo Sacramento. Realizzato nel XVII secolo, presenta un paliotto con il simbolo eucaristico; la cornice in stucco con colonne tortili in marmo nero e dorature accoglie la pala con I santi Carlo Borromeo e Filippo Neri in adorazione del Santissimo Sacramento attribuibile al pittore intelvese Giacomo Ferabosco. Al di sopra, una mandorla con la figura di Cristo benedicente è inquadrata tra due Angeli con cartigli.

Di fronte la cappella del Rosario, un tempo sede dell’omonima confraternita, accoglie un maestoso altare del XVIII secolo. Il paliotto in marmo nero, con intarsi a motivi floreali, reca al centro un medaglione polilobato con la Madonna del Rosario inquadrato ai lati da due putti. La grande cornice in stucco con dorature riprende e aggiorna il modello dell’altare antistante; due Telamoni sorreggono colonne tortili dipinte a imitazione del marmo rosso; il timpano mistilineo è animato da Angeli reggi-festone; settecenteschi sono anche i Misteri del Rosario di ambito bergamasco, mentre la statua della Vergine è del XIX secolo, a sostituzione della tela ora conservata lungo la parete.

Il dipinto raffigurante la Madonna del Rosario con san Domenico e santa Caterina, è riconducibile ad ambito bresciano del XVII secolo. A fianco si colloca il pulpito ligneo, sorretto da un telamone settecentesco mentre il corpo del pulpito e la scala vennero rifatti nel XX secolo. Di fronte si trova l’organo, originariamente uno strumento della celebre ditta Serassi, datato al 1807.

L’altare maggiore venne realizzato nel 1774 dalla bottega dei Fantoni di Rovetta: presenta scalini e paliotto in marmo nero ad intarsi policromi e ai lati due statuette di San Gaudenzio e San Giovanni Battista e si conclude in una grande tribuna centrale con statuette di Angeli e al vertice la figura di Cristo risorto. Al centro della parete absidale, entro una preziosa cornice lignea dorata, si trova la pala della Madonna Assunta tra i santi Gaudenzio e Giovanni Battista, del pittore bresciano Francesco Paglia, databile alla fine del XVII secolo, caratterizzata da un’intonazione fortemente chiaroscurale, ravvivata da bagliori nei panneggi. Ai piedi dei due santi è possibile intravedere un paesaggio lacustre con la chiesa di Esmate come doveva apparire in quegli anni. Poco più tardo è il coro ligneo con intarsi del XVIII secolo. Ai lati della pala vennero collocate, nel 1958, quattro tele di Angelo Bonfanti, raffiguranti da sinistra la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, il Sacrificio di Isacco, l’Offerta di Melchisedec e l’Ultima Cena.

 

Francesco Nezosi

Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:54

Le case medievali di Solto Collina

Solto Collina conserva numerosi edifici di epoca medievale distribuiti nelle antiche contrade sorte in epoca medievale: sia gli edifici fortificati sia le abitazioni sono ancora oggi abitati e mantengono esternamente l’aspetto originario.

In contrada Castello, a nord-est del borgo, si trova l’originaria residenza dei Signori di Solto: la prima menzione del castello risale alla metà dell’XI secolo e in un documento del 1564 è citato come Castello de Columbis di Solto; nel XVI secolo qui si tenevano le riunioni comunali di Solto, Riva di Solto e Uniti.

Il castello (oggi dimora privata) sorge su una piccola altura nel centro del paese: l’attuale ingresso, in Via Castello 24, è costituita dal portale in pietra simona con stemma araldico e mascheroni. Dalla zona sud di Via Castello, ove la strada si biforca, è ben visibile la parte antica del complesso, formata da due edifici (di diversa altezza) in pietra calcarea locale e cantonali in grossi blocchi ben lavorati. Queste strutture di difesa, con feritoie e finestre archivoltate per l’avvistamento, risalgono al XII secolo. Successivamente fu aggiunto un terzo complesso a nord (visibile dal cortile), con ampio portale d’accesso con data incisa 1436, periodo in cui l’edificio era usato come residenza e non più con funzione difensiva.

Sempre in contrada Castello, nei pressi della parrocchiale dove un tempo sorgeva la pieve, si trova l’edificio più antico del paese: la “Casa dell’arciprete” (così come attestato dalle fonti del XV secolo) che conserva interamente le murature del XIII secolo, ad eccezione dell’avancorpo ovest del XVI secolo. La casa si articolava su due livelli, con solaio e loggia in legno: al piano terra (a ovest) si apre un portale archivoltato ancora oggi in uso e al primo piano, dietro il ballatoio ligneo, una porta architravata. A sud e a nord si conservano feritoie e finestre oggi tamponate che proteggevano l’abitazione verso la collina e verso il borgo. Nel XV secolo la casa fu circondata da un recinto cui si accedeva attraverso la stretta porta con monolite ribassato visibile a ovest.

Nella contrada Canzanico, oggi centro del paese, si trovavano le residenze della famiglia Foresti, attestata dai documenti dal XIV fino al XVIII secolo. La torre Foresti, in Via Fantoni 3, risale al XIII secolo: fu costruita con bozze di calcare grigio di Zorzino e al secondo piano si conserva ancora una feritoia. Nel XIV secolo l’edificio fu sopraelevato fino al terzo piano e fu dotato di finestre con archivolto acuto; la torre fu poi abbassata nel 1428 per volere dei veneziani, nuovi signori del Sebino.

Sempre in contrada Canzanico, in Vicolo dell’Orsolino, si trovano murature del XIV secolo: superato il vicolo si accede al retro della torre Foresti, dove si possono ammirare le murature e le aperture medievali.

Dopo il XV secolo fu costruita la Casa Foresti (in Via Fantoni 5) su cui si apre un bel portale archiacuto che dà accesso alla corte interna; in facciata si trova un’edicola con l’Assunzione di Maria coi santi Giuseppe e Pietro, del 1868.

Nella zona sud del borgo si incontra la contrada Sconico, al centro della quale (Via Sconico 32) sorge un palazzetto del XIII secolo in pietre calcaree ben lavorate, con al piano terra due portali (oggi si conservano solo gli stipiti) e finestre archiacute. A lato di questo edificio c’è un bell’archivolto acuto del Trecento, in calcare bianco che doveva appartenere a una residenza signorile.

Oltre Sconico si sviluppa la contrada Dosso, così chiamata perché rialzata rispetto alla zona circostante. Nel 1394 è citato il castro del Dosso (poi documentato nel 1448 come fracto ovvero distrutto) oggi da identificare nella casa-forte di Via Dosso 13: questo complesso di ampie dimensioni, oggi restaurato, costituiva un punto di difesa di Solto verso sud. Lungo la strada che conduce al complesso sono osservabili portali archivoltati del Cinquecento (in Via Dosso 15 e 21), periodo in cui si espanse questa contrada.

 

Federica Matteoni

Pubblicato in Edifici storici
Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:49

San Defendente a Solto Collina

Una fitta trama di sentieri collega la rocca di Castro con Solto Collina. Il percorso naturalistico (sentiero CAI 565 C) ricalca antichi tracciati d’altura e punto centrale delle escursioni è la cima su cui sorge San Defendente a 674 m di quota, nel territorio di Esmate. San Defendente offre una straordinaria vista sul lago, da Lovere a Monte Isola alla sponda meridionale, e sulla Corna Trentapassi, l’imponente e ripida montagna che domina la sponda bresciana. Per questo è tra i luoghi più amati di Solto Collina, meta di passeggiate e di una frequentata festa la prima domenica di luglio. La chiesa è attualmente gestita dal locale gruppo degli Alpini.

Documenti a partire dal 1574 attestano lasciti per la costruzione o il rinnovamento dell’edificio, che venne custodito nei secoli da laici dimoranti nella struttura annessa alla chiesa.

La chiesa è canonicamente orientata con la facciata a ovest e il presbiterio a est (inglobato nelle strutture residenziali); sul lato destro si alzano il campanile e la sacrestia. In facciata quattro pilastri in conci bugnati di arenaria di Sarnico delimitano la porta fiancheggiata da due finestre con una tripartizione che ricorda il prospetto di San Rocco a Riva di Solto. È probabile che la struttura corrispondesse originariamente a un portico destinato ad accogliere i viandanti.

L’interno spoglio presenta una navata coperta da un tetto ligneo e il presbiterio coperto da una volta a botte. L’unico altare di marmo nero di Riva con intarsi policromi, come la predella, è databile al Seicento. L’oratorio è stato spogliato della pala da un recente furto: la tela, una Madonna col Bambino fra i santi Defendente e Francesco, venne realizzata nel 1632 per intervento della famiglia Foresti.

 

Monica Ibsen

Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:45

Santi Rocco e Antonio abate a Solto Collina

La chiesa è al centro di un pianoro attorniato da un gruppo di abitazioni a una quota inferiore rispetto alla parrocchiale di Solto Collina. L’edificio è menzionato nella visita pastorale di Carlo Borromeo del 1575 in cui è citato un lascito testamentario di “300 libbre” per la costruzione dell’oratorio; sono elencati due altari dedicati a san Rocco e a sant’Antonio. Nei decreti della visita si ordina di eliminare l’altare di Sant’Antonio e di chiudere l’oratorio con una parete; è probabile che fosse aperto su un lato come documentato anche in altri edifici religiosi dell’epoca.

L’attuale facciata è scandita da quattro lesene su cui poggia una fascia orizzontale con oculo, sormontata dal timpano. Le nicchie ospitano due modeste statue in gesso dei Santi Rocco e Antonio abate. Sobrio è il disegno del campanile posto sul fianco destro.

L’unica navata, piuttosto lunga rispetto alla larghezza, e il presbiterio quadrangolare sopraelevato, sono coperti da volta a botte poggiante su cornicione.

Nella lunetta a sinistra del presbiterio si conserva l’affresco cinquecentesco raffigurante la Pietà e i santi Rocco e Antonio abate; l’immagine è la testimonianza della fase più antica dell’edificio e fu forse preservata perché oggetto di devozione.

All’interno della cornice dalle linee neoclassiche dell’unico altare si trova la bella tela con l’Assunta e i santi Antonio abate e Rocco databile al XVII secolo. Il dipinto è interessante per la plasticità del drappello di angeli che reggono in volo la Vergine dal volto adolescenziale. Più modeste sono le decorazioni a secco alle pareti che raffigurano finti medaglioni con angeli e ghirlande; al centro della volta del presbiterio, nella cornice in stucco, è dipinta la Colomba dello Spirito Santo. In quella della navata è raffigurato San Rocco mentre ascende sulla nuvola al cielo attorniato da angeli; nella porzione inferiore un malato riceve conforto da una figura femminile. L’opera è da datare sul finire dell’800 e trova alcune analogie con i modi del loverese Giuliano Volpi. Alla parete destra è inserito un bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino, si tratta di una versione ottocentesca, più volte ridipinta, di un modello rinascimentale. Nelle nicchie della navata sono poste le statue, pesantemente verniciate, dei Santi Rocco e Antonio abate.

 

Federico Troletti

San Giorgio di Solto Collina, affacciata sul sagrato della chiesa parrocchiale, si presenta oggi come il risultato di una serie di modifiche di cui l’ultima risale alla fase del XVIII secolo. Alcune porzioni di muratura esterna del fronte ovest fanno ipotizzare che la prima fondazione fosse del XIV secolo. La chiesa quattrocentesca aveva l’abside rivolta verso est; questa porzione fu demolita all’inizio del ‘700 per allungare la navata, invertendo l’orientamento dell’edificio; furono costruiti il nuovo ingresso a est e l’altare maggiore rivolto verso ovest.

La facciata, preceduta da una corta scalinata, è scandita in due settori da un modesto cornicione: in quello inferiore sono state ricavate due grandi finestre ai lati del portale d’ingresso (in pietra di Sarnico). Dell’edificio quattrocentesco fu in parte risparmiato dalla demolizione l’oratorio dei Disciplini che era costituito da una sorta di tramezzo in muratura con soppalco ligneo posto in controfacciata da cui i confratelli potevano affacciarsi sulla navata della chiesa; oggi l’ambiente, ridotto nelle dimensioni e modificato nella struttura, funge da sagrestia. Si conservano alle pareti affreschi che rappresentano sia singoli disciplini incappucciati e santi, sia il ciclo con le Storie di Gesù. Si tratta di affreschi quattrocenteschi che trovano punti di contatto, iconografici e stilistici, con il ciclo dell’orario di Clusone e, infatti, la firma di Giacomo Busca – autore della decorazione di Clusone - è posta nell’iscrizione dell’episodio della Crocifissione che, seppur mutilo, mostra la Maddalena, patrona della congregazione, inginocchiata e, nel lato opposto, un disciplino in preghiera. Vi sono poi decorazioni geometrico-prospettiche e floreali con aggiunte di soggetti macabri quali teschi, ossa e cartigli con iscrizioni inerenti la caducità della vita.

Il nuovo oratorio del ‘700 fu denominato del Crocifisso in quanto come pala dell’altare fu collocato il gruppo scultoreo di Andrea Fantoni datato 1717. Pregevole è il Cristo inchiodato in croce: offre un corpo dalla curata muscolatura e dalle linee sinuose messe in evidenza anche dall’abbondante perizoma a strisce e profilato in oro. La donna a destra, da identificare con la Vergine o con la Chiesa Cattolica, versa il sangue del calice nel piatto della bilancia retta dalla Giustizia (sulla sinistra) per controbilanciare le fiamme del Purgatorio poste nell’altro piatto. Un angelo raccoglie il sangue di Cristo nel calice per sottolineare che il sacrificio della croce è il mezzo di redenzione. L’intento catechetico del gruppo fantoniano si pone in sintonia con la spiritualità settecentesca delle congregazioni religiose e, più in generale, con la predicazione connessa alle indulgenze per le anime purganti che sono rappresentate nel piccolo vano posto sotto il basamento della croce. Si noti che in alcuni atti notarili dei primi del ‘700 la chiesa è pure detta “Oratorio de Defonti” e dei “Morti”. La grande nicchia contenente il Crocifisso con la Vergine e la Giustizia è stata poi chiusa da un’anta in vetro; tale aggiunta è forse quella per cui Giuseppe A. Foresti nel 1721 donava, per disposizione testamentaria, 300 lire precisando “in far coprir di cristalli di Venezia le statue di quell’altare”.

L’opera s’inserisce in una bella cornice marmorea che raggiunge l’apice del presbiterio coperto da volta a botte. L’altare, della bottega dei Selva di Riva di Solto, è dotato di un raffinato paliotto con marmi policromi su sfondo nero: al centro vi sono una testina di cherubino e un medaglione in marmo bianco con l’Adorazione dei pastori, che non pare congruo con l’impianto iconografico dell’edificio. Nel reliquiario in marmo alla parete si conserva un frammento della colonna della flagellazione di Cristo. Nella navata è appeso uno stendardo che riproduce il gruppo plastico dell’altare; è probabile che fosse usato per le processioni della congregazione condotte per le vie del paese.

 

Federico Troletti

Giovedì, 19 Gennaio 2017 14:32

Santa Maria Assunta a Solto Collina

La fondazione della parrocchiale di Solto risale al XII secolo, essendo documentata per la prima volta in un documento del 1180. Una prima grande opera di riedificazione fu intrapresa nel corso del XV secolo e dovette essere sostanzialmente terminata il 24 luglio 1471, quando la chiesa fu consacrata dal vescovo di Bergamo Ludovico Donato.

I lavori che si susseguirono nei secoli mantennero, nel paramento esterno, la struttura semplice e sobria delle pievi valligiane. Le decorazioni in pietra di Sarnico si concentrano sul portale principale e sulla trifora sovrastante. Le volute e i motivi decorativi con sirene, festoni e candelabre possono essere riferiti al pieno Cinquecento e sarebbero da porre in relazione con alcuni lavori di ristrutturazione interna compiuti in un momento imprecisato tra 1535 e 1575; in questi decenni il numero degli altari passò da tre a cinque. Al medesimo periodo sono documentate opere non più esistenti ma di notevole interesse, come il vecchio campanile – assai diverso da quello attuale, a forma di torre con tre campane – e l’antica ancona scolpita con la Madonna Assunta, chiusa da ante, in un complesso che doveva già risultare piuttosto imponente.

Tra 1615 e 1629 fu demolito il vecchio coro e costruito l’attuale profondo presbiterio con l’annessa sagrestia. Tutta la parte posteriore della chiesa subì una nuova ristrutturazione nel 1778, quando fu riedificato il campanile e si compirono alcuni ritocchi al paramento esterno del coro.

Nel 1780 i lavori si potevano dire conclusi e si procedette alla consacrazione del nuovo altare maggiore dedicato a santa Maria Assunta, da parte del vescovo Dolfin. Nel 1813 fu chiamato il pittore Vincenzo Orelli ad affrescare la navata. Il ciclo, perduto con i rifacimenti successivi, doveva costituire una preziosa testimonianza dell’ultima attività dell’artista, morto nello stesso anno, e della sua florida bottega, che continuò a coltivare le forme di un barocchetto leggero fino a XIX secolo inoltrato.

Dal 1908 l’architetto Elia Fornoni avviò un progetto che, pur mantenendo l’impianto della chiesa, conferì all’interno una maggiore uniformità, secondo uno stile neosettecentesco. Fornoni, personalità di spicco nella cultura bergamasca a cavallo dei due secoli, prediligeva gli stili storici in tutti i suoi interventi. Nuove cornici e intonaci rivestirono le pareti interne, esaltando le otto cappelle laterali (quattro per lato), le grandi arcate e la slanciatissima volta con ampie vele e luminose finestre. Il pittore Giuseppe Riva si occupò di ridecorare le volte della chiesa e del presbiterio, forse perché in breve tempo rovinate, suddividendole in grandi campiture mistilinee con figure di profeti e scene della vita di Maria. Per certi versi affine a Fornoni, in termini di gusto e sensibilità, Riva sviluppò un ciclo di grande impatto decorativo, di un classicismo sobrio ed elegante, pienamente allineato ai maestri ufficiali che l’artista conobbe frequentando l’Accademia Carrara e, soprattutto, l’Accademia di Belle Arti di Roma. La chiesa conserva opere e dipinti di varie epoche. La grande tela dell’altare maggiore, raffigurante l’Assunzione della Vergine (3 x 5 m), è considerata l’ultima opera di Giambettino Cignaroli, iniziata nel 1770 e portata a termine dal suo allievo Pio Piatti. Sulle pareti del coro, si riconosce una Madonna con Bambino di Gian Antonio Zonca (1689), mentre l’architetto Luigi Angelini disegnò la nuova tribuna dell’altare maggiore, in marmi policromi (1937).

Sul terzo altare a sinistra si conserva un’Annunciazione della Vergine, opera tarda e di altissima qualità di Domenico Carpinoni. Tra i dipinti più antichi della chiesa, sul primo altare a destra si ammira una delle copie di migliore qualità dello Sposalizio della Vergine dipinto da Romanino per San Giovanni Evangelista a Brescia.

L’organo e la cantoria sono opera di Egidio Sgritta (1863), mentre la mostra è un lavoro originale di Andrea Fantoni(1708). Il grandioso pulpito ligneo, antistante all’organo, fu scolpito da Cesare Zonca da Treviolo (1898) su chiara ispirazione fantoniana; dello stesso sono anche i confessionali.

 

Fiorenzo Fisogni

Venerdì, 08 Luglio 2016 13:17

La Cà del Zio

Perfetto per 6 persone e per chi ha voglia di stare all'aria aperta, situata nella località di Solto Collina vi accoglie una casa indipendente, completamente ristrutturata con ampio giardino e parcheggio privato. Ubicata a 39 km dall’Aereoporto di Orio al Serio, 9 km da Lovere, 22 km da Sarnico, 5 km dal Lago d’Iseo.

Il soggiorno include vista sul lago d’Iseo e del monte Trenta Passi, giardino con arredi, biancheria da bagno e da camera.

Nelle vicinanze possibilità di fare corsi e noleggiare windsurf, canoa, sup e vela, e sentieri panoramici da percorrere a piedi o in bici.

Cucina completa di tutti i confort e gli elettrodomestici. Il Bagno comprende doccia asciuga capelli, lavatrice, accappatoi, asciugamani, bidet e prodotti per il bagno. Camere complete di armadi spaziosi, lenzuoli, piumini e coperte d’emergenza.

Gli Spazi all’aperto comprendono ampio giardino con arredo, terrazzo e parcheggio.

 

Fotografie e testi forniti da CAV La Cà del Zio

Pubblicato in Case vacanza
Lunedì, 18 Gennaio 2016 09:32

Infopoint Alto Lago d'Iseo

La sede dell’Infopoint Alto Lago d'Iseo si trova a Lovere nella centralissima Piazza Tredici Martiri, facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo di trasporto sia pubblico che privato grazie alla sua posizione strategica di collegamento fra la Valle Camonica, l’intero Sebino e la Val Cavallina.

 

Fra i principali servizi offerti ai visitatori vi sono:

  • informazioni e distribuzione di materiale relativo agli aspetti storici, naturalistici, culturali, artistici e sportivi del territorio di competenza e dell’intera provincia di Bergamo;

  • distribuzione di cartine panoramiche dei sentieri e delle escursioni alla scoperta del patrimonio ambientale dell’Alto Sebino;

  • informazioni sulle strutture ricettive e di ristorazione dell’alto lago d’Iseo;

  • informazioni su trasporti e viabilità;

  • informazioni e consegna dei contrassegni adesivi per le imbarcazioni ormeggiate nei porti gestiti dall'Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi d’Iseo, Endine e Moro.

 

Il territorio dell’Alto Sebino si trova sulla sponda bergamasca settentrionale del lago d'Iseo, a pochi chilometri di distanza dalle città di Bergamo, Brescia e Milano e dagli aeroporti internazionali di Orio al Serio, Milano-Malpensa e Linate, a cui è collegato da un efficiente servizio di trasporti pubblici.

E’ una terra ricca d’arte, storia, tradizioni e incantevoli paesaggi che spaziano dal dolce e soleggiato pendio della Collina all’incontaminata pineta di Bossico, dallo splendido altopiano di Fonteno al suggestivo spettacolo del l’Orrido del Bogn, vertiginose pareti di roccia che finiscono a strapiombo nel lago. Molti i punti panoramici a Castro e nelle frazioni di Rogno, Fonteno e Costa Volpino, paese da cui ha inizio la frequentata pista ciclabile con il moderno ponte sul fiume Oglio.  

Particolarmente rinomata è la cittadina di Lovere con il suo Porto Turistico, il notevole e ben conservato borgo antico, fra i più belli d’Italia, le imponenti chiese e gli splendidi palazzi. Tra questi, il più importante è il palazzo che ospita la Galleria dell’Accademia Tadini, al cui interno sono conservate alcune preziose opere di Antonio Canova.

Crescente infine l’interesse per il sistema di grotte “Bueno Fonteno”, per la riserva naturale “Valle del Freddo” e per le variegate proposte sportive e del tempo libero.

Pubblicato in Uffici turistici
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